Forra della Rocchetta e dintorni
Storia nel tempo, viabilità, costruzioni e ruderi, ricordi.

Prefazione

Val di Non

La Val di Non è ricordata per la sua ampiezza circondata da belle montagne tutt’attorno, per i suoi castelli ben conservati: un catino chiuso percorso dal torrente Noce: quasi non ti accorgi da dove defluisca il torrente Noce per proseguire il suo corso attraversos la piana Rotaliana e infine confluire nell’Adige presso Zambana. passo Rocchetta La forra per il passaggio del torrente è celata alla vista, a meno che non guardi dai paesi tra Sporminore e Cunevo. Gli storici hanno espresso in vari modi le loro congetture o ipotesi del modo antico di accesso alla Val di Non in questo punto impervio: una forra profonda con pareti rocciose sui due lati. La foto della Val di Non a sinistra è presa dal monte Pin; L'entrata alla Val di Non a destra è una foto scattata dall'eremo di San Pancrazio (Campodenno - Lover). 

Il passaggio in Val di Non dalla Piana Rotaliana era veramente angusto, come si può vedere da questa riproduzione che mostra la selletta di Torre di Visione.disegno passo Rocchetta
È verosimile che già al tempo dei romani fosse praticato il passaggio dalla Piana Rotalina alla Val di Non sulla sinistra del Noce. Venendo da Mezzocorona si saliva in quota verso la sella di Torre di Visione per ridiscendere all’interno della valle nei pressi di Masi di Vigo. Alcuni storici ritengono che almeno uno dei due ponti sicuramente esistenti al tempo del medioevo dopo il 1000 sia di origine romana: si tratta del ponte di San Cristoforo sulla strada che viene da Mezzolombardo e del ponte Alpino (Puntalpein, Pons Alpinus) che riporta la strada sulla sponda destra del Noce.

È ossibile che subito dopo il 1000 il controllo di questo accesso allaVal di Non sia stata affidata alla famiglia de Tono. Ponte Dazio, Castelletto La loro dimora iniziale è supposta sul versante Sud del dosso di Castelletto (castrum de Tono di cui non restano tracce), sul quale ancora esistono i ruderi della chiesetta di S. Margherita.

Sul finire del dodicesimo secolo i signori de Tono ebbero dal Vescovo Principe di Trento Corrado II l’investitura di un colle, detto il Dosso delle Vedute, per ivi edificare un ampio castello. Nel Codex Wangianus quanto sopra è così registrato: “Nell’anno del Signore 1199, sabato 17 luglio, presso la chiesa di Metz, Corrado, per grazia di Dio vescovo della Chiesa di Trento, investì a retto feudo Albertino e Manfredino da Thun e Luto di Marostica, riceventi a nome ed in vece di Brunato, Pietro e Adalperio nonché di Ottolino, figlio del fu Marsilio, del sopraddetto luogo di Ton, di un Dosso che si chiama delle Visioni, precisamente per costruirvi un castello e (…) avrebbero aperto il suddetto castello a lui, signor vescovo e ai suoi successori, ogni volta che lo avessero chiesto, nei loro affari del vescovado o nelle guerre manifeste del vescovado”.

Di conseguenza dai Tono fu costruito il castello di Visione e, pare, vi trasferirono la residenza. Di lì potevano controllare i passaggi dalla sella che saliva ripida da Sud e, come appare da disegni antichi, una costruzione in basso per il controllo delle strade che venivano dal ponte di San Cristoforo (o ponte del Dazio) e dal Ponte Alpino.

Nel 1333 Volcmaro di Burgstall-Sporo, burgravio del Tirolo, fece costruire un poderoso fortilizio (rocca) da cui sembra derivare il nome questo impervio passaggio fra pareti verticali, assai ravvicinate. Per i signori che ne avevano giurisdizione, era un ottimo punto strategico di controllo. Mantenne la sua importanza anche nel secolo XIX, anzi, perduta la Lombardia, l’impero austro ungarico decise di allestire un robusto forte militare di difesa nel luogo della vecchia rocca. Sorgeva ai piedi delle pendici rocciose del monte Cornello (precisamente del dosso della Torre di Visione) sulla strada della sponda sinistra del Noce poco a Nord della gola della Rocchetta. Questo baluardo difensivo fu costruito negli anni dal 1860 al 1850 secondo il progetto del 1850 per impedire inserimenti dal Tonale e sbarrare il passaggio verso valle dell'Adige e contro la città di Trento. Si tratta della seconda linea di difesa dopo la costruzione del Forte Strino al Tonale (1860-1862).forte austriaco Questo lavoro presso il punto più stretto era funzionale a sorvegliare e bloccare le strade della Valle di Non da Nord e da Spormaggiore verso la Piana Rotaliana. Il forte fu mantenuto funzionale dall’Austria fino al 1915 ma fu poi disarmato e usato come alloggio di truppa e deposito di armi perché non avrebbe resistito a un attacco con i moderni obici.

L'edificio principale era sulla strada Cles - Mezzolombardo a qualche centinaio di metri dal ponte di San Cristoforo. Un muro difensivo scendeva per il versante ripido fino alla strada e al ponte di attraversamento del Noce verso la sponda destra.prova Alla fine della prima guerra mondiale divenne proprietà dell’esercito italiano che lo utilizzò come deposito di munizioni E si arriva al funesto 22 dicembre 1922 ampiamente documentato sul sito del signor Giovanni Depretis di Mezzocorona:

Mezzolombardoantica.it
Le descrizioni e documenti scritti erano in formato immagine. Il signor Giovanni mi ha concesso di digitalizzarli e riportarli nel mio sito corredandoli delle immagini più significative.
Potete leggerli seguendo questo indirizzo con un clic.

Forte Austriaco



Aggiungo alcune notizie per ampliare la rievocazione delle strutture che stavano nel tratto della Rocchetta, vale a dire ponte di San Cristoforo, ponte Alpino o del Dazio, la rocca di Volcmaro, la fortificazione austriaca e guardiole per posti di blocco.


tribuna illustrata

La “Tribuna illustrata", supplemento de "La Tribuna" del 7-14 gennaio del 1923, ha una copertina dell'illustratore Adriano Minardi che immortalava per il suo pubblico la tragedia della "Tagliata" di Mezzolombardo.

Il sotto titolo spiega:
La vecchia opera militare "la Tagliata" presso Mezzolombardo è rimasta distrutta in seguito all'esplosione delle bombe a mano austriache che vi erano depositate. Sette operai facenti parte della squadra addetta allo scaricamento delle bombe stesse e un soldato sono miseramente periti.

A me molto più sconosciuto e quasi incredibile è il disegno di una copertina del settimanale di Sonzogno (PD) del 1866 con sottotiolo: “Campagna del Tirolo – bombardamento del forte Rocchetta da parte dei Garibaldini.”

Nell’estate 1866 il leggendario Garibaldi, coi suoi volontari, era riuscito a mantenere la posizione in val di Ledro con l’epica battaglia di Bezzecca; e il generale medici tentava di forzare il forte dicopertina Emporio Civezzano. Degli avamposti garibaldini pare si fossero spinti verso il Tonale e, da quanto documentato qui, alcuni di essi erano sulle falde del Fausior a far fuoco sul forte della Rocchetta. Veramente una sorpresa. La notizia è data con queste parole.

Dall'accampamento dei soldati volontari nel Tirolo ci scrivono:

“Abbiamo abbandonato il Trentino: quelle rupi conquistate a prezzo di tanto sangue sono state rioccupate dagli Austriaci: sul forte d'Ampola sventola di nuovo la bandiera gialla e nera. Ad occupare gli ozi che ora ci lascia la vita militare, ho fatto di memoria uno schizzo relativo ad uno degli ultimi nostri fatti d'arme, e ve lo mando. Rappresenta il bombardamento del forte Rocchetta. Il punto di vista che ho scelto trovasi sulla strada, dirimpetto il forte, ad una lega e mezzo di distanza da Mezzolombardo. A diritta torreggia il forte, solo, nudo, inaccessibile. A sinistra scorre il fiume, e sulle creste dei monti appariscono le batterie de’volontari che vomitano il fuoco e la morte.”.


Su http://www.fortificazioni.net/Trento/Rocchetta.html si possono ottenere delle informazioni tecniche sul forte in esame. I lavori della sua costruzione iniziarono nel 1860 e furono completatirestii e macerie nel 1864. L’esplosione interessò la fortificazione in basso lungo la strada per Spormaggiore e Denno prima del ponte alpino o del dazio. Nella foto si vedono i resti della tremenda esplosione che ostruiscono la strada, ma le difese e il forte superiore sono intatti. La poderosa costruzione, ormai inutile, negli anni successivi fu completamente demolita e permise un più scorrevole traffico sulla statale della Val di Non e della ferrovia Trento-Malé. L‘insediamento fu radiato dal Demanio Militare italiano il 22-09-1927 con R.D. n.2300.

Ritengo che questa prima foto sia forte e viabilità precedente all’esplosione e ci mostra il passaggio della linea del tram e il bivio di due strade. Doveva anche esserci una strada che passava per il forte secondo lo schizzo che segue.
Passando sulla statale sinistra della Valle di Non sembrava che non fosse rimasto nulla di quella potente barriera. Volli controllare e trovai che si possono vedere ancora i resti di muri e due soffitti a volta in mattoni di due casematte a monte della strada dove c’è una zona di sosta semicircolare sostenuta da un robusto giro di muri visibili dal bivio per Spormaggiore.

forte e viabilitàforte e viabilità

 



Un ottico tedesco, Ulrich Mößlang, appassionate delle vestigia del passato sapeva della formidabile fortificazione alla Rocchetta che sbarrava la Val di Non e sembrava scomparsa nel nulla. Anche lui volle andare a ispezionare il posto e lasciò sul suo sito www.moesslang.net/ la sua descrizione e documentazione fotografica.casamatta 1

Riuscì a identificare la posizione del forte della Rocchetta e la documentò con foto e commenti: la posizione della prima porta orientale; più avanti quella del cortile interno; lo spiazzo dove giaceva la porta occidentale. casamatta 2 Testimonia l’esistenza con fotografia dei resti di casematte e muri sul pendio della montagna a lato della strada. Scrive: “Così mi spinsi tra i cespugli alla ricerca di prove della presenza del forte in quel luogo. Mi ha fatto piacere trovare una casamatta in mattoni dell’edificio distrutto. Ora la suo posizione è inconfutabile. Sul soffitto è posto un di blocco in pietra originale scolpita con cura. Più in alto c’è il muro a secco ancora senza danni che separava e proteggeva il forte dal terreno ripido sovrastante. La volta è completamente costruita in mattoni. La parete di fondo è fatta di massicci blocchi di pietra. I miei migliori saluti agli storici di scrivania, che sono troppo stanchi per porsi dei dubbi e poi esplorare sul posto. Mi piace questa ricerca e mi diverte.”.


Per completare questa ricerca sul passo della Rocchetta e la viabilità aggiungo una mia sintesi e delle fotografie con dei commenti.

Per molti studiosi l’accesso principale da Sud della Val di Non nel passato lontano era il passaggio della Santellina (Fai – Cavedago-Andalo) proveniente da Terlago per continuare per la via Traversara verso Cles e varie diramazioni. La forra della Rocchetta era praticamente intransitabile sulla destra del Noce ed a sinistra era possibile l’arduo e ripido sentiero che sale a Torre di Visione (toponimo dei nostri giorni) e che tuttora è segnalato negli itinerari turistici. Il registro dei morti di Vervò riporta una cronaca che riassumo:

«Nel 1785, il 30 dicembre, il molto reverendo Signor Giovanni Giacomo Bertolini beneficiato e primissario di Vervò di anni 59 era a Vigo per l’obito dell’Eccellentissima Antonia contessa di Thun. Per fare visita al molto Reverendo Signor Nicola Weber abitante fuori della Valle (in Rotaliana, suppongo), di sera si arrampica per la via che conduce a quel luogo. A causa della scarsa luce accidentalmente rotola a valle e il suo cadavere vi rimase per lo spazio di tre giorni. Dopo essere stato ritrovato fu portato a Vervò e il 3 gennaio fu sepolto nel sepolcro dei sacerdoti in questa chiesa figliale di Santa Maria.».

Ritengo che il reverendo Weber era incamminato per il tratto iniziale dei percorsi d’Anaunia. Molti autori suppongono che anche san Vigilio (IV secolo d.C.) sia entrato in val di Non per la via della Rocchetta, ma altri ritengono più probabile che Vigilio abbia percorso la via di Favogna – Sella di Vervò – Sanzeno oppure il sentiero di santa Barbara posto più a Nord verso il monte Roen. La maggior parte degli studiosi danno per certo che un guado sul largo letto del fiume Noce mettesse collegasse le due sponde, permettendo la comunicazione fra la via Traversara alla destra del Noce e la via del Caussonàr sulla sponda sinistra. In località Rocchetta esistevano due ponti: quello si san Cristoforo nel punto più stretto della gola, e quello detto “Pons Altus”, “Puntalpein”, o “ponte del Dazio” qualche centinaio di metri più a Nord. Il primo, venendo da Mezzolombardo, portava sulla sponda sinistra dove le rocce impedivano un facile transito e così il secondo ripassava il Noce per entrare in Val di Non.

Documenti del Medioevo (1271) provano l’esistenza di un ospizio con chiesetta dedicata a San Cristoforo nei presi della chiusa della Rocchetta in cui i viandanti trovavano accoglienza e ristoro. Nulla di preciso sulla posizione dell’ospizio, se prima o dopo l’omonimo ponte ( Dal sito del comune di Ton -Turismo e Cultura-  riporto: “Nell’anno 1150, un forte terremoto fece crollare una parte della parete rocciosa sottostante la Torre di Visione: quest’enorme massa di detriti seppellì il ricovero con quanti vi erano alloggiati e si pensa che abbia distrutto anche questa antica chiesetta. Non sappiamo, per tanto se essa sia sopravvissuta al cataclisma o sia stata distrutta e poi rifatta; di certo si sa che, nel 1271, essa esisteva ancora, poiché il suo nome si trova citato in un documento risalente a tale anno.). Il ponte di San Cristoforo (vedi fotografia precedente) fu ricostruito nel 1721 e si può vedere ricoperto di edera sotto il nuovo ponte. Nel 1856, nell'ambito dei lavori della Concorrenza stradale, fu completata (a colpi di dinamite) l'attuale strada Statale 43 in sinistra Noce e nel 1860 il governo asburgico realizzò sul sito della rocca quattrocentesca il forte militare demolito il secolo dopo. Le varie opere che si sono succedute dal 1800 ad oggi hanno profondamente modificato l’aspetto della forra e solo con un grande sforzo di fantasia si potrebbe ricostruire il suo paesaggio in età romana.

 

Aggiungo una citazione da “Periodi istorici e topografia delle valli di Non e Sole nel Tirolo meridionale” di Jacopo Antonio Maffei Patrizio Tirolese, Luigi Marchesani, Rovereto, 1805:
“La casa del dazio doveva esistere già da qualche secolo. Fu trovato un documento, ossia tariffa daziale, dell’anno 1614 della Chiusa di Visione alla Rocchetta: altri documenti più antichi sussistono, ma non leggibili.

A buona ragione il luogo può chiamarsi Chiusa, perché chiudendo la porta del dazio viene bloccata ogni comunicazione, così stretto è il passo, ed il torrente Noce è sì rapido, che impedisce ogni passaggio.”

Per quanto riguarda la viabilità nel tempo ho tratto notizie da una tesi di dottorato di Denis Francisci e da quella di Katia Lenzi dell’Università di Trento leggibili in rete. In queste tesi si fa cenno ai passi contenuti nella guida storico-geologica del Loss, ai due brevi contributi del Reich intitolati “Paesaggi della Valle di Non” e L'Anaunia antica” (quest'ultimo corredato dall'interessante cartina redatta da Luigi Dorigatti nel 1897 con la ricostruzione ipotetica delle vie romane presso l'accesso della Rocchetta), ma soprattutto all'ampia sezione dedicata dall'Inama al tema stradale all'interno della sua “Storia delle Valli di Non e di Sole nel Trentino (1905)”, senza dimenticare le opere di Enzo Leonardi.


Non possono mancare le foto della situazione odierna.


I p o n t i

Alla Rocchetta il burrone è profondo.

Forra RocchettaNoce e rocce


dall'alto Ma i nuovi ponti permettono un passaggio scorrevole.


dall'altoDalla fotografia di questo ponte nuovo (anni 1930 circa), che mostra in alto resti del forte e il lago formato dopo la costruzione di una diga all’altezza del ponte e sullo sfondo il dosso di Castelletto, si passa a quelli nuovissimi.


svincoliQuesto è lo svincolo che porta sulla destra Noce la strada per Spormaggiore Andalo e la strada a scorrimento veloce per Cles con diramazione per Denno. Il ponte più a sinistra possiamo ancora chiamarlo il Ponte Alpino al posto del vecchio.


Sotto si intravvede la diga costruita negli anni 1920. Non sono riuscito a capire se serviva per l’agricoltura o per la centrale di Mezzocorona che è alimentata sicuramente dalla diga di Mollaro con apporti di acqua dal rio Pongaiola e Rinassico. A monte, sul fianco sinistro ci sono le opere di presa che da poco alimentano una centralina elettrica interrata della società elettrica con partecipazione del comune di TON:

ROTAL ENERGIA SRL3, Località Rocchetta - 38010 Ton (TN)


diga doppia
presa e Torre di visione

L’ultima foto scattata in questi giorni precisa le posizioni del passato. Rimangono sempre degli interrogativi aperti: il mio è un piccolo contributo.