Antichi tesori in Val di Non
La chiesa di San Tommaso di Dres  

Una sorpresa in quel di Dres -   di Piergiorgio Comai

In occasione del sessantesimo anniversario di matrimonio degli anici di Emma e Gino Fedrizzi ebbi modo di conoscere la chiesa di questa piccola frazione di Cles in Valle di Non.
        esterno chiesaÈ posta all’estremità meridionale su un declivio alla sinistra del Rio Dres che scende al Lago di Santa Giustina. Guardando verso Est si apprezza il panorama del paesi ai piedi del monte Roen e della Predaia. Vista dall’esterno appare come una chiesetta semplice e modesta col suo esile campanile addossato all’inizio della facciata Nord, una come tante chiese di campagna. Entrato per assistere alla messa fui colto dallo stupore. Le pareti mostravano numerosi affreschi dei tempi lontani, magnificamente restaurati e da una piccola apertura nel pavimento accosto alla parete sud, a livello più basso, si vede parte del vecchio pavimento fato di ciottoli e battuto di calce. Conosco altre pregevoli chiese con affreschi risalenti al XV secolo. In questa chiesa di Dres alcuni dipinti delle parti ci portano a cent’anni prima, alla fine del 1200.



interno chiesa
pavimento


Appena entrato rimasi sorpreso al vedere le pareti affrescate e, in fondo, un elegante altare con ai lati due pregiati candelabri. Nella fotografia a destra si vede l'antico pavimento con grossi ciottoli e lacerti di affreschi fino alla basi delle pareti.

Due strisce di affreschi sovrapposti sulla parete meridionale mostrano in basso parte dei visi e aureole di santi che risale alla fine del 1200 e sopra i quattro noti santi della valle San Romedio, e i santi Sisinio, Martirio e Alessandro.

santi martiri

san Sebastiano Questo è un altro frammento, che risale alla fine del XV secolo, con San Vigilio, San Sebastiano e Santa Caterina di Alessandria dipinto sulla parete meridionale verso il presbiterio di fianco all’affresco di San Romedio e i santi Martiri anauniesi.

Di fronte, sulla parete nord verso la porta d’entrata, è presente una altro frammento dello stesso periodo, la Crocifissione con i santi – San Rocco, Sant’Antonio e San Giovanni (fotografia sotto).


Crocifissione

Poi presento le parti che stanno nell’angolo della parete sud con l’arco santo.

angolo_destro
Qui sono raggruppate diverse raffigurazioni. La principale e più conservata mostra la Madonna allattante assisa in trono. san Tommaso

Alla sinistra trova posto una parte di affresco, troncato dall'apertura della finestra, che rappresenta il martirio di san Lorenzo. Sotto si vede san Francesco che riceve le stimmate e il volto di una santa. A causa di lavori di ampliamento dell'arco santo in alto si vede un piccolo frammento della Madonna Annunciata e sotto il santo martire della foto a sinistra. Potrebbe trattarsi di san Tommaso, anche se la dott. Antonina Filosa parla solo di un apostolo martire.

angolo sinistro

Per completare la parete settentrionale si allunga il dipinto dell’Ultima Cena

particolare ultima cena
ultima cena

Particolare di Gesù con gli apostoli Giacomo, Pietro e Giovanni e della mensa.


Sulle pareti sono fissati i quadri delle quattordici stazioni della Via Crucis ottocentesca provenienti dalla chiesa di Maiano.

Via Crucis



altareL‘abside è grazioso con l’altare ligneo, le portine per l’accesso al coro e i due antichi candelabri sul davanti. La parte alta dell’altare con il timpano tronco sormontato da due putti porta nel centro una modesta immagine che potrebbe essere la Madonna.
pala dell''altare


Io mi aspettavo un benevolo Padre eterno come in molti altari con sotto la colomba dello Spirito Santo. La pala dell’altare mostra la Madonna con Bambino con i cori degli angeli e i santi Sant’Antonio da Padova, San Tommaso, San Giuseppe. La chiesetta di Dres, nella sua semplicità, racchiude dei tesori di arte medievale che testimonia la fede dei nostri antenati. Credo che nei mesi estivi sia aperta alle visite in alcuni gorni della settimana per uno spazio di qualche ora. http://www.visitvaldinon.it/it/da-vedere/arte-e-cultura/chiese/san-tomaso-di-dres/




Trascrivo le note illustrative della dottoressa Antonina Filosa appese alla porta d’entrata internamente.

La chiesa di San Tommaso è situata sull’antica strada che, attraversando la valle di Non portava, da un lato, verso la Valle di Sole, Malé e la Lombardia e dall’altro, verso il passo Palade e Merano. Probabilmente la cappella venne edificata nel XIII secolo e la prima notizia documentale risale al 1322. In occasione del restauro svoltosi dal 2000 al 2005 è stata determinata la superficie della cappella primitiva, il perimetro d’abside a calotta (originariamente coperta di affreschi di cui si è trovata traccia durante lo scavo archeologico), e, in parte, il pavimento più antico fatto di ciottoli e di battuto di calce. Sulla parete meridionale sotto gli affreschi e sotto l’attuale piano pavimentale, è apparsa una decorazione ad affresco: assomiglia a una tappezzeria e mostra antiche iscrizioni rovinate e un motivo a cardo, tardo quattrocentesco, che allude alle sofferenze di Cristo e, unito a una melagrana, alla Passione e Resurrezione. La chiesa attuale è ad aula unica, soffitto piano, con abside poligonale tardogotica a est, coperta da una volta a nervature senza funzione portante, facciata a ovest, completamente intonacata di bianco esternamente, frutto dei recenti restauri che hanno eliminato porzioni incongruenti o danneggiate d’intonaco. La facciata a capanna, fiancheggiata da un campanile, mostra un portale centrale a tutto sesto e due finestrelle simmetriche a lato, corrispondenti a una tipologia molto diffusa nel Trentino tra XVI e XVII secolo. Sopra il portale compare la data 1616 corrispondente alla fine dei lavori di allungamento dell’edificio sacro e di rifacimento della facciata. All’epoca risalgono pure i lavori di innalzamento del piano pavimentale, d’imbiancatura interna e la conseguente copertura degli affreschi (in parte a secco e semisecco) sui muri laterali; soltanto in occasione del recente restauro venne portata alla luce e restaurata la decorazione pittorica laterale, mentre gli affreschi sull’arco santo erano già visibili precedentemente. Peraltro l’arco santo venne ampliato verso il 1672 per dare maggiore visibilità all’altare (consacrato nel 1579) e alla pala di Mattia Fiser commissionata dalla nobile famiglia Begnudelli nel 1673. Sulla parete meridionale compaiono a circa due metri di distanza dalla controfacciata, tre frammenti di affreschi della fine del XIII secolo o dell’inizio del XIV, importanti perché documentano la manifesta antichità della chiesa, visto che ci riconducono al XIII secolo, periodo antecedente al 1322, a cui risale la prima citazione della chiesa. L’unico affresco leggibile si trova al centro e mostra quattro santi con aureole perlinate. Sopra l’ultimo santo a destra si legge il nome [BARTOLO]MEUS. Questi affreschi sono ascrivibili al cosiddetto Zeichenstil e Linearstil di matrice gotica, stili provenienti dal lago di Costanza e dalla Svevia e giunti nel Tirolo meridionale nel tardo tredicesimo secolo. Evidenti sono pure le affinità stilistiche con gli affreschi tardo romanici nell’antica basilica dei Santi Martiri anauniensi a Sanzeno. Sopra questi frammenti di affresco si ammira una scena molto originale con San Romedio e i santi martiri anauniensi Sisinio, Martirio e Alessandro. Questo anonimo pittore locale o tirolese impronta il suo stile a quello dei pittori nordici, in particolare a quello di un pittore attivo nel 1482 nella chiesa di San Marcello a Dardine, affine allo stile di Leonardo da Bressanone e di Simon von Taisten (Simone da Tesido). Lo stesso maestro, o un suo stretto collaboratore, ha raffigurato negli anni Ottanta del XV secolo, San Romedio con i compagni Davide e Abramo nella chiesa di San Paolo a Pavillo. San Romedio e i santi martiri sono stati realizzati da un pittore più modesto, pure negli anni ottanta del XV secolo e qui emerge chiaramente lo stile tirolese dove il colore soggiace al disegno, così pure la naturalistica raffigurazione fin nei particolari più minuti, tanto cara ai pittori del nord. I santi sono raffigurati in abiti da pellegrini come si usava nel Medio Evo: portano il mantello, il cappello, la bisaccia, il bordone, la conchiglia, il circulum precatorium, una sorta di rosario medievale, e moderni stivaletti di pelle di fattura quattrocentesca Accanto, si trova un frammento con San Vigilio, San Sebastiano e Santa Caterina di Alessandria con i suoi attributi iconografici: la spada e la ruota. La santa, graziosa e slanciata, si conforma ancora allo stile gotico internazionale: i capelli ondulati giocano capricciosamente con i denti tremuli della ruota, il suo volto è molto dolce e la scena, nel suo complesso viene impaginata su un fondo astratto in parte marmorizzato, dai colori brillanti, Si presume che l’affresco sia stato realizzato negli anni novanta del XV secolo, probabilmente da un artista locale di talento. attivo nella chiesa di San Vigilio a Tassullo e influenzato dallo stile dì Leonardo da Bressanone che aveva pure lavorato in Valle di Non, precisamente a Castel Braghér nel 1461. L’affinità stilistica a Leonardo si evince, oltre che dalla descrizione dei particolari e dalla grande corona di Santa Caterina, dalla mancanza di drammatica forza espressiva dei personaggi, dai cui volti, invece, emerge un’intima, serena rassegnazione, come peraltro si evince palesemente nel volto di Cristo con San Giovanni Evangelista, Sant’Antonio Abate e San Rocco, dipinto sul muro settentrionale, esattamente di fronte all’affresco qui trattato. Per quanto riguarda San Rocco (il primo da sinistra), pur in assenza di attributi iconografici incontrovertibili, si può identificare il santo per la sua stringente somiglianza alle raffigurazioni di San Rocco nella chiesa di San Vigilio a Tassullo. Trattiamo ora di nuovo la decorazione della parete meridionale. Dopo una finestra aperta nel XVII secolo, che ha distrutto in parte l’affresco accanto ad essa, si trovano su uno strato pittorico omogeneo: il martirio di San Lorenzo (molto rovinato dalla finestra), una Madonna allattante assisa su un trono decorato con pinnacoli, piccoli archi gallerie traforate. Nel registro inferiore compaiono San Francesco riceve le stimmate e un frammento di Santa. Il pittore si ispira al modo di fare artistico di Altichiero e Martino da Verona, seguaci di Giotto. La scena con San Lorenzo è molto narrativa; l’assenza di pause ritmiche e i gesti affastellati dei protagonisti aumentano la concitazione così pure espedienti narrativi quali la gamba dell’aguzzino che deborda dalla cornice del dipinto, coinvolgendo il riguardante. I visi levigati e la soffusa modulazione del colore, steso con larghe campiture ci introducono nel mondo di Martino da Verona, pur considerando che gli affreschi di Dres sono di modesta qualità, rispetto alle espressioni pittoriche di Martino. Nella Madonna allattante colpisce la somiglianza con la cosiddetta Madonna Castelbarco nella chiesa dei Domenicani a Bolzano, datata 1379. Quest’ultima costituisce la prima testimonianza in regione della pittura veronese legata ad Altichiero, giunta proprio per tramite del maestro della Madonna Castelbarco, nella chiesa di Santa Lucia a Fondo ed in seguito a Dres e nella chiesa di San Vigilio a Cles. Rispetto alla Madonna Castelbarco, il linguaggio figurativo adottato a Dres è aggiornato alle diafane fisionomie di Martino da Verona e ai troni complicati adottati da Altichiero nelle sue opere padovane. Probabilmente le opere nella chiesa di San Tommaso furono dipinte da un pittore veronese, oppure un pittore locale, formatosi al seguito di pittori veneti. Stilisticamente gli affreschi sono da far risalire al volgere del XIV secolo o ai primissimi anni del XV. L’arco santo è completamente affrescato; purtroppo i brani pittorici appaiono in parte mutili, in conseguenza dell’ampliamento dell’arco santo che ne ha distrutto in parte la superficie pittorica. A desta in alto compare la Vergine Annunciata. L’angelo sul muro opposto è andato distrutto nel rimaneggiamento del XVII secolo. La Madonna, di ascendenza giottesca, è contenuta in un’edicola sproporzionata, ove la ricerca della messa in forma prospettica dello spazio rappresentato appare ancora incerta; è circondata da cornice cosmatesca, introdotta da Giotto per la prima volta a Padova nella cappella degli Scrovegni, e che ebbe diffusione in Valle di Non all’inizio del 1400. La realizzazione dell’Annunciazione può risalire a quest’epoca ed è ascrivibile ad un pittore affine a Martino da Verona, probabilmente attivo nella chiesa di San Vigilio a Cles dove raffigura le Nozze mistiche di santa Caterina d’Alessandria. Nel registro inferiore appare un affresco di qualità superiore: un Apostolo martire con un libro e la palma del martirio. Si nota l’impaginazione a tre quarti, la pennellata larga, costruttiva che modella la figura, conferendole risalto plastico,unitamente ad un sapiente gioco chiaroscurale che con gocce di luce struttura il cranio dell’apostolo, ed inoltre si notano le pennellate brevi e vaporose della barba, l’elegante modulazione cromatica del manto e della tunica attestantesi su tonalità altichiaresche con accenti derivanti dalla pittura lombarda fatta conoscere a Padova da Giusto de’ Menabuoi. L’affresco è databile agli anni Ottanta del 1300. Allo stesso periodo sono ascrivibili due sante di qualità modesta, dipinte sul lato sinistro dell’arco santo, una Santa Martire in alto e Santa Caterina d’Alessandria nel registro inferiore. L’autore di quest’ultime è da ricondurre sempre all’ambiente veronese o ad artisti locali formatisi al seguito di artisti veneti, probabilmente attivi nella chiesa di Santa Lucia a Fondo, dove si trova un ciclo pittorico derivante dal Maestro della Madonna di Castelbarco più sopra citata. Sulla parete settentrionale accanto alla Crocifissione con santi già trattata, campeggia un’Ultima Cena lombarda,la cui parte inferiore è scomparsa. La scena è divisa da una cesura d’intonaco che pone in risalto la mano dei due pittori, ognuno attivo nella sua parte di competenza. Un pittore, più talentuoso, dipinge Cristo, San Giovanni il cui capo poggia sul petto di Cristo, Pietro,Giacomo Bartolomeo che, secondo l’iconografia tradizionale, indossa un manto più prezioso degli altri apostoli, quale risarcimento del suo tremendo martirio, essendo stato scorticato vivo. Il resto del dipinto è realizzato da un pittore più modesto, ma con spiccato gusto narrativo. Il tavolo è apparecchiato con abbondanza d’alimenti prelibati: ciliegie (con il processo di maturazione alludono alla Resurrezione), gamberi di fiume (grigi all’origine diventano rossi durante la cottura e, con il loro cambiamento di colore, alludono pure alla Resurrezione), pesci (simbolo di Cristo). Questi artisti sono attivi pure nel 1476 nella chiesa di sant’Agnese a Tres, dove più ancora che a Dres, si attestano su un linguaggio formale influenzato dalla pittura nordica, quali la preziosità delle decorazioni, le grandi corone delle saturazione degli spazi con ornamenti, gli stacchi cromatici senza modulazione chiaroscurale, le grandi corone delle sante; la datazione degli affreschi di Tres condiziona la datazione dell’Ultima Cina, da far risalire a un periodo tra gli anni Settanta e Ottanta del 1400 Nel presbiterio sono esposti due candelabri attribuiti a Giovanni Battista Ramus, da far risalire alla metà del XVII secolo, la considerazione della presenza di elementi barocchi nell’intaglio del fusto, quali foglie a volute. Il coro ospita un altare consacrato nel 1579 dotato di due prolungamenti che dividono il fondo dell’abside dal presbiterio, celando un muro arricchito da una piccola fontanella barocca. L’altare contiene una pala datata 1673, donata dalla nobile famiglia Begnudelli originaria forse di Strombiano; il quadro raffigura la Madonna con Bambino, Sant’Antonio da Padova, San Tommaso, San Giuseppe. La parete della navata ci mostra una Via Crucis ottocentesca, trasferita dalla chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Maiano; mentre sulla parete nord del coro compare un quadro raffigurante San Giovanni Nepomuceno. Sopra la porta d’ingresso sul muro occidentale privo di affreschi, sono appesi i ritratti di San Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano e di San Francesco di Sales. il campaniletto è suddiviso in tre piani segnati da una cornicetta di pietre sporgenti; l'unica finestra del campanile è ad arco e il tettuccio è a corta cuspide piramidale. Il tetto della chiesa è a capanna con finestra al sommo del punto d'incontro dei due spioventi: è un'apertura che serviva a dar luce al sottotetto. La porta d'ingresso della chiesa è ad arco romantico, chiusa da due battenti; ai lati, due finestrelle quadrangolari ripetono una formula usata nelle piccole chiese nostrane del Quattrocento e Cinquecento. Le date che conosciamo e quelle presumibili non portano più indietro del limite cronologico indicato. Oltre a ciò, i ritocchi del restauro non hanno aiutato a conservare all'aula le caratteristiche iniziali; il soffitto piano dell'aula non è quello originale e gli stucchi sono certamente seicenteschi. I lacerti d'affresco indicano pittura tardo-gotica. L'altare ligneo e i due grandi candelabri; la consacrazione dell'altare è del 1579. La pala è dovuta al mediocre pittore Mattia Fisser (la firma è apposta sopra lo stemma della famiglia Begnudelli di Dres, committente dell'opera, eseguita nel 1673). I Fisser, provenienti da Prader, presso Monaco di Baviera, sono una dinastia di pittori.