Tesori scomparsi in Val di Non
Chiesa romitorio al Pal¨ di Tavon 

Ricordo della chiesa romitorio al Pal¨ di Tavon - Predaia -   di Piergiorgio Comai

Qualche tempo fa il signor Franco Sicher di Coredo, appassionato di storia locale ed ex guardia forestale, mi pone una insolita domanda: se avessi per caso qualche notizia sulla chiesetta di Pal¨ di Tavon. Rimasi sorpreso e incuriosito allo stesso tempo perchÚ non ne sapevo nulla. Mi raccont˛ che il luogo fosse menzionato su antiche mappe medievali della Val di Non al pari di quello di san Romedio e, talvolta, manca invece il nome Coredo. Mi sembrava impossibile e lo rassicurai che avrei ricercato qualche notizia.

Pensai di girare la richiesta a don Turrini, illustre studioso di storia locale. Cortesemente accett˛ di dedicare un po’ del suo tempo e mi invi˛ una chiara descrizione che qui trascrivo.

 

La chiesetta di S. Pietro al Pal¨ di Tavon. di Don Turrini


Mappa_San_PietroLa chiesa era situata all'estremo lembo settentrionale della conca paludosa che dal castello di Coredo si protende verso la valle del rivo di S. Romedio. La prima menzione s'incontra nel testamento di Don Corrado da Coredo fatto l'11 agosto del 1348, poi di nuovo in investiture degli anni 1461, 1493 e 1507. Gli Atti Visitali la ricordano soltanto nel 1649 e allora era in pessimo stato. Il parroco di Smarano incassava l'entrata spettante alla stessa, per cui i visitatori gli imposero di render conto entro 15 giorni al parroco di Sanzeno, e di restaurare col denaro la chiesa. La visita del 1695 ordin˛ di sterpare gli alberi e gli spini troppo vicini alla chiesa. Presso di essa vi era quaedam cellula sine tecto (un locale senza copertura), abitata dall'eremita Romedio Caosino, che morý mentre andava questuando a Bressanone.

La chiesa, andata in rovina per vetustÓ, nel 1708 fu rinnovata dal romito Pietro Federici, che costruý anche il romitorio, presso la chiesa, sopra un terreno donatogli dalla nobile Famiglia Widmann di Coredo. Il Federici detto, quondam eremi fundator, mori nel 1729 legando due messe, da celebrarsi nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo al Pal¨. L'eremo venne poi dato agli eremiti Giovanni Battista Scalfi da Fondo e a Giacomo Pancheri da Romallo. Nel 1732 comperarono dal nobile Giovanni Michele Widmann un sito prativo per farne un orto, da trasmettersi agli eremiti successori. Il Pancheri colle sue economie e colle questue aveva fornito l'abitazione di utensili, di mobili, di libri utili e devoti. Nel 1737 eremita a S. Pietro al Pal¨ era fra Giuseppe Praitenberger da S. Valpurga d'Ulten, che viveva źa modo suo, senza l'obbedienza ai superiori╗; nel 1756 era investito dell’eremo fra Giacomo Mattei.


Volli approfondire quanto si poteva recuperare dai vari siti Internet. Inoltre avevo a disposizione le ricerche toponomastiche del maestro Ferruccio Romagna, non ancora pubblicate in volume nel Dizionario Toponomastico Trentino, in cui ci sono precisi riferimenti a Pal¨, la sua chiesa e il romitorio. Ora provo ad ordinare il tutto in aggiunta alla bella sintesi di don Turrini.


Chiesa di san Pietro (e san Paolo) con romitorio al Pal¨ di Tavon


La localitÓ Pal¨ di Coredo con i suoi due laghi Ŕ assai conosciuta: si trova nel comune Predaia, frazione di Tavon al limite settentrionale dei due laghi verso il rio Verdes. Invece Ŕ poco noto che lý ci fosse un minuscolo villaggio, una chiesetta e accanto un romitorio.Santuario san Romedio

Si pu˛ dire che esso non Ŕ pi¨ annoverato fra gli eremi della Val di Non quali il pi¨ famoso di San Romedio, l'eremo di San Biagio sulla destra del torrente Novella preso il ponte della strada provinciale che collega Sanzeno con Romallo-Rev˛, l'eremo di San Gallo di Cagn˛ sulla sinistra del torrente Pescara, l'eremo ospizio di Santa Emerenziana di Tuenno all'imbocco della val di Tovel, l'eremo di San Pancrazio, alto, sopra Campodenno, l'eremo di Santa Giustina sotto Dermulo sul fianco sinistro del torrente Noce.

L’eremo di san Pietro e Paolo in localitÓ Pal¨, rientrava nel territorio della pieve di Sanzeno alla pari di Tavon, e godeva del patrocinio dei conti Coret. La pieve di Coredo era di ridotte dimensioni, a sÚ stante.

I documenti che ne parlano non abbondano. Gli scritti e le pubblicazioni sono il frutto di ricerche di appassionati studiosi della storia passata della Valle di Non e, ultimamente, citati in tesi di dottorato.


Paolo Odorizzi in un articolo “L’ANAUNIA E I SUOI MISTERI accenna all’area Pal¨. In “Breve recordationis de fraternitate Sti Remedi, (foglio 141)” ritrova Engelberto da Pal¨ di Coredo come confratello della macinata di San Romedio verso il XII secolo e commenta che Pal¨ dovrebbe essere stato un casolare vicino alla palude ove sorgerÓ la chiesetta dei santi Pietro e Paolo con l’eremo omonimo e nord del laghetto naturale di Tavon.


Da “Eco delle feste del decimoquinto centenario dei SS. Martiri Anauniesi : la pieve di Sanzeno ; notizie topografiche, civili ed ecclesiastiche” raccolte e compilate da Marco Morizzo (anno di pubblicazione 1903), sotto forma di annali ho ricavato alcune notizie relative alla chiesa e romitorio al “Pal¨”.

Inizia con questa citazione. “Al Pal¨ di Tavon: anticamente eravi una chiesetta dedicata a s. Pietro, che poi and˛ in rovina. Verso il 1700 venne riedificata e vi fu annesso un eremitaggio. Alla soppressione per˛ degli eremiti ordinata dall’imperatore Giuseppe II e l'uno e l'altra furono abbandonati, e tutto and˛ in deperimento.


Indi cronologicamente si legge:

1461 — Al Pal¨ presso Tavon eravi giÓ allora una chiesa dedicata a san Pietro apostolo. Di fatto ai 2 luglio il vescovo di Trento Giorgio Hach, stando in Bolzano, investiva Antonio Valdeger da Tavon di tre casolari in Tavon entro al Pal¨ presso la chiesa di san Pietro.(dal codice clesiano)

1537 - Di chiesa di Salter non si fa cenno, chÚ quel villaggio ne era ancora sprovvisto. Quella al Pal¨ di Tavon, dedicata a san Pietro, deve essere stata allora abbandonata, perchÚ negli atti di questa visita pastorale non si parla neppure di essa. 

Chiesa di san Sisto Tavon1708 - Attorno al 1708, essendo andata in rovina per vetustÓ o per altra causa la chiesa di s. Pietro al Pal¨ di Tavon, si volle farla risorgere. Infatti un certo Pietro Fedricci, desideroso di far vita eremitica, pens˛ di colÓ ritirarsi, e trov˛ anche un appoggio alle sue brame nella nobile famiglia Widmann di Coredo, la quale donava all'eremita Pietro il terreno di sua proprietÓ al Pal¨ per fabbricarvi una chiesetta da dedicarsi ai santi Apostoli Pietro e Paolo e un'abitazione annessa per lui. Questa fabbrica fu di fatto tosto incominciata e la chiesa, probabilmente, sorse sulle rovine dell'antica. Aveva un solo altare, dedicato ai due Apostoli. Ne divenne patrona la famiglia dei conti Coredo. L'abitazione dell'eremita consisteva in due locali a volta. Pietro Fedricci fu dunque il primo eremita a san Pietro del Pal¨ dý Tavon.

1710 - La chiesa dei santi Pietro e Paolo era pressochÚ nuova.

1729 – Il 14 febbraio muore a Coredo a 54 anni fra Pietro Fedricci eremita e fondatore dell'eremitaggio dei santi Pietro e Paolo al źPal¨╗ di Tavon, e viene sepolto a Tavon. Egli aveva lasciato un legato di due messe annue da dirsi in quella chiesa.

1729 - Nel XVIII secolo al źPal¨╗ di Tavon, dopo il Ferricci, vissero come eremiti Giambattista Scalfý da Fondo e Giacomo Pancheri da Romallo. Quest'ultimo era stato vestito dell'abito di terziario francescano ai 29 maggio dal padre Selva, minore conventuale in Trento. Nello stesso tempo egli ebbe dalla reverendissima Curia la facoltÓ di questuare per miglioramento del suo eremo e della chiesa annessa.

1742 – Eremita del Pal¨ di Tavon era fra Giacomo Pancheri di Romallo, terziario.

Segue una descrizione del luogo. La chiesa al Pal¨ Ŕ titolata ai santi apostoli Pietro e Paolo, con un solo altare e con annesso un eremo. Questo poi possedeva un bosco a beneficio dell'eremita, il quale, con le sue economie e colle questue, aveva bene fornita l'abitazione di utensili e mobili, di libri utili e devoti, il che tutto promise di trasmettere alla sua morte ad uso degli eremiti suoi successori.

1751- Eremita al Pal¨ di Tavon fra Giuseppe Preitenberger, da Santa Valpurga d'Ulten, un tedesco, che viveva źa modo suo, senza l'obbedienza ai superiori╗.

1756 – Eremita al Pal¨ di Tavon Ŕ Giacomo Mattei di Cagn˛ e nel 1766 il Mattei era ancora lý.


Da “Studi trentini di scienze storiche” volumi 40 – 41 – 1961 e altre fonti

Stemma dei CoretIl 13 ottobre 1749 Giuseppe barone di Coret, consigliere aulico, invia a Trento una lunga lettera in tedesco, in cui presentava un nuovo candidato per l'eremo di S. Pietro (Sanzeno), il cui patronato spettava alla propria famiglia (accanto stemma dei Coret Starkenberg).

- Il barone Giuseppe Coret, giÓ consigliere d'Austria, ricevette la carica di capitano di Trento il 26 gennaio 1751.-

L'eremita, Giuseppe Preitenberger, della val d'Ultimo, avrebbe per˛ dovuto osservare alcune condizioni ben precise.
Si tratta di sei capitoli simili ad altri imposti ai solitari da privati o da comunitÓ. Nel caso presente interessano anche per vedere la sensibilitÓ di un nobile laico di fronte ai problemi particolari della vita eremitica.

Il primo capitolo obbligava il romito a condurre una vita edificante, a non allontanarsi dall'eremo, eccetto il tempo della questua; a non fermarsi senza bisogno in osterie o in case di secolari, meno che mai poi a intrattenersi di notte con scandalo della gente. La seconda condizione, affichÚ il romitaggio non restasse a lungo vacante, imponeva al Preitenberger di procurarsi quanto prima l'abito religioso (den geistlichen Einsidlerhabit) e di presentarsi subito a un superiore ecclesiastico di Trento, per sollecitare i soliti documenti.

In terzo luogo egli avrebbe dovuto prestare sempre il conveniente rispetto al parroco di Sanzeno; nelle domeniche e nelle feste partecipare in parrocchia al solito servizio divino (gewohnlichen Gottesdienst), fuori del caso di qualche serio impedimento; accostarsi ai Sacramenti almeno una volta al mese e assistere sempre alla dottrina cristiana.

PoichÚ l'esperienza di tutti i giorni, purtroppo, dimostrava che il cattivo contegno di certi solitari era motivo di scandalo per la gente e per gli stessi causa di disprezzo e di maltrattamenti, il quarto capitolo esigeva che, per quanto fosse possibile, il Preitenberger esercitasse il suo mestiere di fabbro (sein schlosser handwerk) da sÚ nel suo eremo, non in casa di estranei, nÚ alla presenza d'altri.

Doveva inoltre impegnarsi, per l'onore di Dio e come ricognizione dell'investitura ricevuta, a versar subito, come donazione (als eine Donation) 60 fiorini; poi a restaurare la porticina della cella e ad appendere la campanella fusa di nuovo. Il resto del denaro donato lo doveva adoperare per compiere il muro dell’orto.

Anche quello che avrebbe ricavato dalla solita cerca, detratto il suo sostentamento, era tenuto a impiegarlo in migliorie all'eremo.

Non avrebbe poi mancato, com' era tradizione, di far celebrare una Messa dal pievano di Sanzeno nella festa del titolare.

Infine era suo dovere conservare in buon stato il romitaggio, coltivare l'orto con quelle determinate specie di erbaggi che pi¨ si confacevano a un eremita, senza lasciarlo crescere a sterpaglia. Una cura particolare gli si domandava per i paramenti sacri della chiesetta e un'attenta vigilanza perchÚ i privilegi spettanti alla famiglia del źpatronus╗ non fossero pregiudicati. Tutte queste condizioni l'interessato aveva promesso di osservare esattissimamente (genauest).

Quando un candidato era accettato dalla comunitÓ o del signore a cui apparteneva l'eremo, riceveva dalle mani dell'incaricato, oltre le chiavi, anche l'inventario delle masserizie ivi esistenti.

Siccome per˛ di certi custodi c'era poco da fidarsi, la consegna avveniva spesso dietro źuna sufficiente segurtÓ. Cosý, una delle condizioni poste dal barone di Coredo per ammissione di fra Giuseppe Preitenberger al suo eremo dei SS. Pietro e Paolo nella parrocchia di Sanzeno, era che l'aspirante s'impegnasse, per l'onore di Dio e come ricognizione dell'investitura ricevuta, di versar subito, come donazione (als eine Donation), 60 fiorini.


Il 29 settembre 1777 riceveva le solite facoltÓ per l'eremo dei santi Pietro e Paolo di Sanzeno Giovanni Battista Fellin da Amblar, nominato e presentato dal nobile Giuseppe. barone “de Coret”, consigliere aulico e padrone del romitaggio. I doveri erano i soliti e si sintetizzavano in questo significativo richiamo: “…vitam, talem qualis eremitam decet, ducat, sub poena expoliationis habitus ac aliis”.

Due anni dopo (1779)  l'eremo fu affidato a Gianmatteo Iori da Nanno. Egli aspirava all'eremo dei santi Pietro e Paolo di Sanzeno per il desiderio, coltivato per anni e anni, di źritirarsi dal mondo e servire a Dio in qualche eremitorio╗, e si proponeva di conservare in buon stato la cappella e il romitorio col suo orto, rimettere i coperti e aumentare la sacra suppellettile. Lo Iori, come candidato all'eremo di san Pietro di Tavon, in una lettera al barone supplicava d'esservi assunto per conservare in buon stato la cappella e il romitorio col suo orto, rimettere i coperti e aumentare la sacra suppellettile. E non si accontentava di parole, ma offriva la sicurtÓ di un suo compaesano. Egli fu l'ultino eremita di san Pietro

1781. — Con decreto cesareo vengono soppressi tutti gli eremiti, e perci˛ anche l'eremitaggio di san Pietro al Pal¨ di Tavon dovette essere abbandonato; 1a chiesa fu chiusa. Ne rest˛ proprietario il patrono barone Coredo, cui spettava pure l'obbligo di far celebrare le due messe annue fondate dall'eremita Fedricci.

A seguito della soppressione degli eremiti, nel 1786 la chiesa, dotata di un solo altare dove si celebrava la messa legataria due volte all'anno, rimase nell'abbandono e cadde in rovina.

1793. - Dietro domanda del barone Coredo fu demolito l'eremitaggio al Pal¨ di Tavon, di cui era patrono. Egli per˛ dovette versare fiorini 100 nelle mani del parroco, per la celebrazione annua delle due messe del legato fondato dall'eremita Fedricci e di due altre per la famiglia Coredo.


Dalla tesi di dottorato “Insediamenti e paesaggi …” della dottoressa Katia Lenzi nell’anno accademico 2010 -2011 c’Ŕ questa scaletta di date che riguarda la chiesa e l’eremo di Pal¨.

SE 22: Coredo, chiesa al Pal¨ 1348

Ricordata in vari documenti tra il 1348 e il 1507.

1649: l’edificio era in pessimo stato.

1695: presso la chiesa si trovava un piccolo edificio ospitato da un eremita.

1708: il complesso viene restaurato.

1786: se ne vanno ultimi eremiti e chiesa abbandonata (Weber 1938, pp. 63-64).

Un accenno al eremo di Pal¨ lo troviamo in “La Naunia descritta al viaggiatore”, Anno 1824, pag. 59 del Pinamonti che descrive il percorso dal santuario di San Romedio a Coredo spiegando: “,,, il viaggiatore … vada alla villa di Tavon … salga a sinistra al diroccato eremitaggio di san Pietro.


Alcune foto prese sul posto in giugno 2016.

localitÓ san PerolocalitÓ san Pero

La probabile localizzazione dall'esterno e, a destra, il terreno endulato con dossi e buche all'interno.

resti_nicchiabuca co sassibuca co sassi.

Particolari: 1) resti della nicchia 40x20x15? - 2) una fossa - 3) sassi ricoperti che sembraano resti di muro


Una pubblicazione di inizio secolo XX, “B.G., Piccola necropoli al Pal¨ di Coredo., Pro Cultura, vol. I , pp. 368, 1911”, parla del luogo per ritrovamenti di sepolture che indicano una frequentazione antropica. Ne trascrivo il testo:

Sul lembo ultimo della conca paludosa che dal castel Coredo si protende verso al valle del rivo San Romedio e precisamente dove l’ultima falda del versante di Smarano spinge il suo bosco di pini attraverso la conca, alcuni muratori misero a nudo i resti di un edificio complesso. Potei riconoscere tre pareti di una chiesuola con una nicchia di circa cm 40 x 20 x 15. Qualche resto di intonaco affossato e qualche coccio di stufa furono gli unici reperti che accennano a un tempo non anteriore al XVIII secolo. A sud dell’edificio, nel terriccio nero, si rinvennero circa 30 scheletri di uomini, donne e di fanciulli; i crani erano ben conservati, nessuna traccia di sarcofaghi. Si tratta probabilmente di un piccolo cimitero sia dell’antico romitorio che nello scorcio del secolo XVIII sarebbe stato abbandonato, sia del paese di Coredo, come alcuni vorrebbero. Firmato G. B.

Mi aspettavo una relazione pi¨ corposa su questa necropoli. La spiegazione che il piccolo cimitero riguardasse sepolture di eremiti o di persone dei Coredo Ŕ poco convincente. Riferendomi al citato Enghelberto di Pal¨ come confratello della macinata di San Romedio e all’investitura ad Antonio Veldeger da Tavon di tre casolari dentro al Pal¨, io ritengo piuttosto che nel passato ci fosse un piccolo villaggio. A proposito nelle note al toponimo Únt a la Crˇs, si precisa che “… secondo una vecchia credenza il luogo, vicino alla localitÓ San PÚro, accoglieva un villaggio (cf. Gorfer, 1975, p. 761)”.


 

Per il Dizionario Toponomastico Trentino – comune di Coredo – , volume non ancora pubblicato, il maestro ferruccio Romagna ha catalogato la localitÓ “strada del Remit˛ri”, detta anche strada di San Pietro, localizzata in Rif. CTG: - 043020 2e, e le descrive come strada rotabile a fondo naturale che dalla periferia di Tavon porta al Lago di Tavon e alla localitÓ San Pero denominata anche Remit˛ri. Ufficialmente la localitÓ Ŕ Paludi – CTG - IMG – K.

localitÓ san PeroQuindi abbiamo la localitÓ: - San PÚro – Tavon in Rif. CTG: - 043020 3e descritta come “Bosco e campagna poco a N del Lago di Tavon, presso il canale per scarico di emergenza dei due laghetti (quello di Coredo e quello di Tavon). La nota aggiunta spiega: “ Esisteva nella zona la chiesetta di S. Pietro in Pal¨ ricordata nel calendario contenuto nel Sacramentario Adalpretiano del XII secolo. I resti furono identificati durante degli scavi eseguiti nel 1911. A sud dell'edificio esisteva il cimitero (cf. Gorfer, 1975, p. 761). Ottone Brentari, nella sua Guida del Trentino, lasci˛ scritto il toponimo San Pedrot. Anche oggi qualcuno usa questo toponimo.

ent al romitori

Poi ecco Ent al Remitori
con la nota: La chiesetta di S. Pietro era custodita da eremiti. Nella localitÓ esisteva un eremitaggio di cui si possono ancora scorgere i ruderi appena visibili.

Interessante anche la voce Únt a la Crˇs, ufficiale Croce di Pal¨ – Tavon con Rif. CTG: - 043020 3e8 La descrizione dice: Croce in legno, bivio e punto di riferimento presso il Lago di Tavon, in localitÓ Paludi. In questa localitÓ ha inizio il sentiero che scende a S. Romedio. La nota chiarisce che anche Ottone Brentari, nella sua Guida del Trentino, denomina la localitÓ Croce dei Paludi . Secondo una vecchia credenza il luogo, vicino alla localitÓ San PÚro, accoglieva un villaggio (cf. Gorfer, 1975, p. 761).

Croceimbocco sentiero

Infine ecco il SentiÚr marmoraie, uff.- Marmoraie i cc Tavon con Rif. CTG: - 043020 3e9. Risulta essere sentiero che dalla localitÓ San PÚro si inoltra tra le rocce, in una zona assai ripida, a NE del Lago di Tavon, a sinistra del Rio VerdÚs. Con il toponimo si indica anche la zona (bosco magro e rocce) vicina al sentiero.

Da “Tridentum - Volumi 14-15 - Pagina 60”:

Pochi anni fa presso il laghetto alla croce delle Paludi si vedevano ancora avanzi della chiesetta di S. Pietro, una parete con una nicchia e qualche traccia di affresco.

Ultimamente ho verificato che nel catasto di Tavon in zona Pal¨ c’Ŕ la piccola particella fondiaria nr. 1194 nella posizione presumibile della chiesa di san Pietro e Paolo. Tramite gli uffici comunalisono risalito al proprietario, Tavonatti Tullio di Tavon. Telefonando a questa famiglia ho avuto conferma che anche loro si sentono dire che lý sorgeva l’antica chiesetta.


A P P E N D I C E

Il vecchio laghetto di Tavon, da sempre esistente, era un punto di passaggio quasi obbligato di chi si recava al santuario di san Romedio proveniente da Sud e si presentava al viaggiatore come ambiente suggestivo e misterioso.lago interno Aumentava il fascino il sentire le proprie parole espresse a voce alta riecheggiare da una  strana eco che veniva dalle rocce oltre il lago. Jacobo Antonio Maffei, nei suoi "Periodi istorici e topografia delle valli di Non e Sole" del 1809, ricorda: "... al principio [delle Paludi] si scopre un ECO che, esperimentato colla musica, riesce assi dilettevole ed ameno

Ne sono nate favole, racconti  vari che girano attorno a questo fenomeno che veniva impersonato nella "veclazza".  Per noi, bimbi di Verv˛ degli anni trenta/quaranta, il lago di Tavon era detto "el laš del la vecla". Le rare volte in cui ci si incamminava verso il santuario si provava qualche timore arcano perchÚ, volutamente scherzando. i grandi dicevano in modo serio ai bimbi che, passando al lago dopo i Molini, bisognava "basar el cul a la veclazza". Penso che tutti i paesi della zona hanno qualche curioso riferimento a questo posto e ai ritorni dell'eco.

Fabio Widmann di Coredo mi riferisce che un lancio di voce: "Come se fa a far roba" arrivava la risposta: "... roba, roba". Altra battuta Ŕ: - Veclazza, ei c˛ti i gnoci? - : - ... gnoci, gnoci – ripeteva l’eco.

Pi¨ completa Ŕ questa testimonianza di Franco Sicher di Coredo riguardo a

LA VECLA DEL PALU

Per chi, dovendo andare a piedi a S. Romedio, sceglie la stradina che costeggia a destra i laghetti di Coredo e Tavon, scorge, all’improvviso, proprio di fronte, un ameno paesaggio con al centro il paesino di Salter. L’illusione di poterlo quasi toccare svanisce in prossimitÓ della localitÓ di S.Pietro, dove, finito il pianoro, scende repentino il versante della valle di S.Romedio che divide l’altra sponda.
In questo contesto si narra, tramandata da pi¨ generazioni, questa simpatica storiella:

Alcuni giovanotti di Coredo, diretti a S. Romedio o, forse, nel “Sora Tou” a morose, giunti sull’orlo della valle, alla vista del paese di Salter, per schernire i suoi abitanti, urlarono a gran voce: “Sauter! Sauter! ‘N do no gŔ pan e nancia de l’auter!”
Poco sotto Salter, nel pendio una vecchietta che raccoglieva bacche ed erbe medicinali, sentendo tutto, rispose prontamente risentita: “A Sauter gŔ pan e ancia de l’auter e gŔ bele putele da maridar che a chi zoni da Coret no ge le volen dar!!”.

Questo sortilegio della misteriosa vecchia non solo mortific˛ quei giovanotti ma fu sempre temuto nel tempo.

Franco Sicher: Coredo, 23.03.2016


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