STORIA DI VERVÒ nei ricordi del maestro Francesco Gottardi e del prof. Giustino Nicoletti


Indice Prefazione Parte prima Nicoletti Giustino Angelo, il turista Pagina iniziale
Parte seconda Francesco Gottardi Capitoli: 1 2 3 4 5 Vervodium

PARTE PRIMA

Presentazione del prof. Giustino Nicoletti

Vervò è un modesto, grazioso paesello della media Valle di Non di origine preromana. Giace ai piedi del monte Predaia sulla destra del corso superiore del rio Pongaiola, affluente del torrente Noce, a quota 890 metri e conta 464 abitanti (censimento 1969).

Il paese sorge sopra una dorsale in luogo così appartato e chiuso, rispetto al resto della valle, che vi appare allo sguardo quando gli siete addosso. Infatti, gli fanno bella corona selve di abeti e di larici, graziose pinete, verdi pascoli, "dossi" panoramici, amene collinette che scendono dolcemente, accompagnate dalle rispettive convalli verso la profonda spaccatura del rio Pongaiola.

Un terreno coperto da una cultura mista, di un verde intenso, ben esposto al sole, dalla levata al tramonto, generoso di vari prodotti. Attorno al paesetto, accoccolato sulla collina, si distendono verdi prati e promettenti frutteti, campi di patate e di cereali rigati da bianche stradicciuole che si irradiano dal piccolo centro in tutte le direzioni; salgono e scendono, scompaiono e ricompaiono dietro le ondulazioni e le pieghe del terreno. Tutte queste amenità ed altre ancora, come la corona stupenda di monti che inghirlandano la regina delle valli trentine, le potete cogliere e gustare in un insieme panoramico di meravigliosa bellezza dall'alto del vicino colle dei “Larseti” che vanta pure un delizioso parco giochi per piccini, dove talvolta si soffermano e giocano anche gli adulti, con numerose panchine a disposizione di coloro che vogliono riposare all'ombra o al sole

La località è tanto piacevole che attorno a questo colle già sorgono graziose villette di forestieri innamorati ed entusiasti della magnifica posizione e dello stupendo panorama che di qui si gode.

Aggiungete temperatura moderata, aria salubre, resinosa; acqua pura, fresca, abbondante in tutte le varie zone del paese da via Cheta al Ciasal. Un impianto d'irrigazione a pioggia mantiene attorno al paese una fascia rigogliosa di verde, la quale dà, nelle più calde ore estive, una sensazione piacevole di riposante frescura. Passeggiate? Molte, per tutte le età, per tutti i gusti, a piedi o montati verso località vicine o lontane: tutte piacevoli e interessanti. Preferita fra tutte la vicina Predaia, con le sue magnifiche praterie, che si può raggiungere dal paese di Vervò in pochissimi minuti con ogni mezzo: dalla motoleggera, al pesante trattore, dall'elegante vettura, alla comoda corriera ...e perché no? anche col cavallo di S. Francesco percorrendo i vecchi sentieri tra larici e pini, in facile ascesa.

Giunti sul posto, i gitanti possono sciamare verso le località preferire, soffermandosi di tratto in tratto, se stanchi, ad ammirare lo stupendo scenario mutevole che la bella Predaia offre ai suoi fedeli innamorati, appassionati della montagna. Quando poi, sazi di osservare e gustare panorami, sentissero bisogno di qualche cosa di più concreto, i gitanti possono rivolgersi al più vicino dei due rifugi alpini ben attrezzati e forniti di cibi e bevande, i cui proprietari, sempre cordiali, sono ben lieti di riceverli e servire loro quanto desiderano: all'inizio della Predaia c'è il simpatico locale del Sores e, più in alto verso Spin, il rifugio Predaia comunemente detto “i todesc-ci”. Al tramonto, arrossati dal sole e dall'aria di montagna, contenti e allegri, i gitanti scendono con gli stessi mezzi con cui sono saliti, cantando le vecchie canzoni, per fare ritorno alle loro case, ai loro paesi, dove li aspettano i loro cari.

E la popolazione? Tutti contadini per ora (1965), s-ciarpe grosse e zervièi fini, gente laboriosa, sana, ospitale e cortese con i villeggianti che sempre più numerosi vengono quassù a passare la calda estate nella quiete agreste, in un'atmosfera familiare di pace e di tranquillità veramente benefica per grandi e piccini. E la strada? - Strada provinciale, asfaltata, comoda, panoramica che si distacca dalla statale 43 alla Pausa di Mollaro e giunge a Vervò (8 Km) passando per l'abitato di Mollaro, miniera San Romedio, Priò frazione di Vervò. Il comune di Vervò, nel 1948, ottenne il distacco dal comune di Tres, al quale era stato aggregato nel 1929 per decisione del Regime Fascista. L'amministrazione dei beni frazionali comuni viene curata dalle rispettive ASUC (Amministrazione Separata Usi Civici) di Vervò e di Priò sul modello che ricorda l'autonomia delle antiche Magnifiche Comunità. È doveroso osservare che le popolazioni delle due frazioni vivono in pace e buona armonia. Ma quo vadis? Questo è fare della reclame turistica e chissà se la benefica istituzione della Pro Loco di Vervò rimarrà contenta. Potrebbe anche darsi che, gelosa delle sue prerogative, mi accusi di reato ... per pascolo abusivo. Bah, comunque sia, chiedo scusa e rientro subito nella legalità, cioè nell'argomento postomi, che non riguarda il presente e nemmeno il futuro di Vervò, ma solo il suo lontano passato, la sua origine bimillennaria, ché tanti ne conta il vetusto paesello di anni. Spero di giungere a soddisfare, non le esigenze della critica storica, ma la curiosità più che giustificata dei miei conterranei, di conoscere le (probabili) origini e vicende storiche dell'anticha gente dei Vervassi.

 

Profilo della preistoria e della storia di un paese

Vervò è un paese nel vero senso della parola, nel senso della parola antica latina "pagus" che significa villaggio. È sempre stato così piccolo e quasi insignificante, che mai nella mia lunga vita sono riuscito a trovarlo scritto sui molti atlanti scolastici che ho usato a scuola.

È posto in montagna a circa 900 m, nel pieno cuore delle Alpi, quasi sul ciglio della catena montuosa che separa l'estesa e bellissima Valle di Non dalla Valle dell'Adige, fra Mezzocorona e Bolzano, proprio là dove si fa più stretta, alla chiusa di Salorno, al confine fra la provincia di Trento con quella di Bolzano, al confine etnico della popolazione italiana con quella tedesca.

Col tempo la parola paese ha assunto vari significati. Oggi paese significa anche stato: per dire Italia si dice "il nostro paese", si rivolgono appelli al Paese, si ricorda che il Paese insorse contro lo straniero. Da “paese” deriva anche paesaggio, che vuol dire aspetto della natura di un luogo, di un bosco, di una montagna. Vervò offre molte delle infinite attrattive di un paesaggio sotto tutti gli aspetti, come vedremo in seguito.

E allora perché sto proponendo questo piccolo lavoro sulla preistoria e la storia del mio pagus? Per molte ragioni.

La prima perché vi sono nato più di ottant'anni fa, nell'anno 1908, e vi ho vissuto la mia fanciullezza e adolescenza. Non lo ho mai dimenticato, lo ho sempre amato intensamente e finché ho potuto vi sono sempre ritornato.

La seconda perché il paese sta compiendo 2000 anni della sua storia verso la fine di questo millennio, mantenendosi sempre così piccolo e quasi insignificante per chi non lo abita o non ha legami con esso. Per me è importantissimo perché è un paese di autentica origine romana, forse il primo autenticamente romano della Valle di Non, tale sempre conservatosi nella sua razza, nelle sue istituzioni, nella sua religione anche di fronte alle invasioni germaniche, nella sua lingua di origine latina, come rivela il suo dialetto nei vocaboli, nella sonorità delle vocali, dei dittonghi, nelle locuzioni senza involuzioni.

La terza perché è un tipico esempio di vita preistorica, nella rivelazione del suo originalissimo paesaggio, anche sotto l'aspetto geologico.

Non si finirebbe più di parlare di questo paese e non ho intenzione alcuna di scrivere un'opera critica e scientificamente completa, ma piuttosto un piccolo libro alla portata della gente del mio paese che ha intelligenza vivace, grande operosità, grande onestà, affetto per le memorie dei suoi avi che non vuole dimenticare, memorie che nessuno finora ha raccontato alla luce degli studi attuali molto progrediti sulla storia dei popoli, delle razze, delle istituzioni. Questa raccolta di momenti del passato non intende approfondire possibili verità storiche, ma riferire uno svolgimento storico possibile in forma piana e, spero, interessante.


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