la frutticoltura nell'economia agricola
della Val di Non

Indice Premessa Capitoli: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Conclusione Appendici: 1 2 3 4 5 6 7 Allegati Bibliografia

Premessa

Con questa tesi di ricerca, dal titolo "La frutticoltura nell'economia agricola della Val di Non", mi propongo di analizzare e di far risaltare il grado d’importanza economica che la frutticoltura è venuta ad assumere nel corso del tempo: da attività agricola marginale e integrativa è divenuta un fattore determinante dello sviluppo della Val di Non. Ho cercato di cogliere e di analizzare i suoi rapporti con l’evoluzione dell’intero comparto agricolo e la sua relazione con l’economia complessiva della valle.

Il lavoro svolto cerca di ricostruire, dal punto di vista economico, l'evoluzione dell'agricoltura anaune dalla fine del diciottesimo secolo ad oggi ripercorrendo le fasi che portarono da un’economia agricola prevalentemente di sussistenza alla moderna economia integrata, basata sulla monocoltura frutticola.

Ho diviso il periodo preso in considerazione in quattro momenti che ritengo significativi per descrivere l'evoluzione temporale dell'agricoltura anaune.

Il primo periodo esaminato parte dalla fine dell'Ottocento per giungere fino alla prima guerra mondiale: in questo lasso di tempo l'agricoltura anaune è soggetta a trasformazioni minime. L'economia della valle è basata sull'agricoltura di sussistenza: ogni attività praticata all'interno dell'azienda agricola è volta, principalmente, al sostentamento della famiglia contadina e quindi vengono privilegiate le colture necessarie per l'alimentazione dei componenti della famiglia e per quella degli animali domestici. Anche la vite è coltivata prevalentemente per la produzione di vino destinato al consumo locale. La produzione di foglie di gelso, legata all'allevamento dei bachi da seta, è un’attività agricola praticata esclusivamente per il mercato. Anche lo sfruttamento dell'ampio patrimonio forestale, per la parte eccedente il fabbisogno, è destinato alla vendita fuori valle. In questo periodo comincia a suscitare interesse economico la produzione di frutta, coltivata prevalentemente nei prati e nei giardini vicini all'abitato.

Il secondo momento riguarda il periodo compreso tra le due guerre mondiali. L'agricoltura della valle rimane pressoché immutata: si assiste ad una leggera contrazione dell'arativo, compensata da un aumento della produttività per ettaro, ad un certo calo del prato e del vigneto e alla riduzione del numero di capre e pecore. La frutticoltura, al contrario, prende consistenza e vede un considerevole incremento. La sua coltivazione è praticata in aperta campagna, generalmente in coltura promiscua: i terreni più adatti sono i prati stabili irrigui in quanto le piante da frutto necessitano di notevoli quantitativi d'acqua. Le zone privilegiate, in questo senso erano certamente quelle che disponevano di acquedotti: la culla della frutticoltura anaune (Quattro ville, Tuenno, Cles, Nanno) era irrigata grazie all'acquedotto di Tovel, costruito nel 1850. Proprio in questo periodo si realizzano le prime strutture per il ricovero della frutta, sia private che consorziali.

Nel terzo periodo, che va dal 1945 al 1975, avviene un profondo cambiamento nel comparto agricolo per l’aprirsi della società anaune ad attività di tipo secondario e terziario. L'agricoltura anaune si basa su tre elementi fondamentali: la frutticoltura, la zootecnia e la pataticoltura. Gli arativi vengono progressivamente abbandonati e le coltivazioni della vite e del gelso scompaiono. Frutticoltura e zootecnia si integrano e convivono in modo sinergico anche se viene progressivamente abbandonata la coltura promiscua tra prato irriguo e frutteto. Le strutture per il ricovero delle mele e delle pere si moltiplicano e in molti paesi della valle gli agricoltori si associano per realizzarle. L'agricoltura si stacca completamente dalla logica dell'autoconsumo; il latte e la frutta diventano le principali fonti di reddito per la famiglia contadina della Val di Non.

Nell'ultimo periodo avviene la radicale svolta dell'agricoltura anaune. L'azienda agricola abbandona definitivamente le produzioni di cereali e della patata e si specializza nella produzione di frutta. La zootecnia si concentra nelle zone meno vocate per la frutticoltura ed è soggetta ad un forte processo di concentrazione con la conseguente diminuzione delle aziende agricole che si dedicano all'allevamento. I quantitativi di frutta prodotta aumentano in modo esponenziale, mentre si restringe la gamma delle varietà (Golden, Renetta del Canada, e poche altre). Per aumentare la forza contrattuale nei confronti della domanda, di fronte alle difficoltà crescenti di commercializzazione del prodotto, si sviluppa un processo di concentrazione dell'offerta all’interno delle organizzazioni cooperative.

Ho sviluppato tre livelli di analisi con tre gradi successivi di approfondimento:

  1. l'economia in generale: questo aspetto non è molto approfondito, ma risulta importante in quanto permette di valutare nel tempo quale sia il peso del comparto agricolo per la Val di Non e come lo sviluppo della frutticoltura abbia indotto delle modificazioni sul resto delle attività economiche. Si vede che l'elemento fondamentale dell'economia rimane sempre l'agricoltura che si trasforma da attività con molteplici colture alla monocoltura della mela. Nel corso del tempo l'industria rimane relativamente marginale, sostenuta in genere dagli incentivi pubblici, mentre, dagli anni cinquanta il poi, si moltiplicano le iniziative artigianali e le attività commerciali per le condizioni economiche della valle che stanno migliorando. La redditizia frutticoltura, espandendosi a macchia d’olio dalla zona bassa alla zona media della valle, è volano di crescita dell’intera economia. La popolazione di questa valle di montagna rimane sostanzialmente immutata nel tempo: in un primo momento ciò fu possibile grazie ai fenomeni di emigrazione temporanea che garantirono equilibrio tra popolazione e risorse e in seguito dal fenomeno del pendolarismo e, alla fine, dalla redditività della frutticoltura. Dagli anni cinquanta in poi la popolazione attiva che abbandona l’agricoltura viene occupata nei settori dell'industria e del terziario, in valle e fuori.
  2. agricoltura: essa, come già detto, rimane nel corso del tempo l'attività economica fondamentale della Val di Non. La struttura delle aziende è fondata sulla piccola proprietà diretto-coltivatrice caratterizzata da superficie aziendale ridotta e da elevato numero di particelle fondiarie separate. L'agricoltura si evolve da agricoltura di sussistenza (con viticoltura e gelso) ad agricoltura altamente specializzata (frutticoltura e zootecnia specializzata) con un passaggio attraverso la pataticoltura e la zootecnia diffusa.
  3. frutticoltura: il suo grande sviluppo è dovuto all’industriosità degli abitanti che hanno saputo cogliere la vocazionalità dell’ambiente per la coltivazione delle pomacee, provvedendo agli acquedotti, seguendo i suggerimenti per le migliori tecniche colturali, costruendo le prime strutture di raccolta e ricercando, poi, i modi migliori di commercializzazione all’interno della cooperazione. Dalle numerose unioni in piccole società, per successive fusioni, si è giunti all’integrazione di poche società nella struttura “Melinda”.

Per vedere nel dettaglio la diversità delle dinamiche di sviluppo nei 38 comuni della valle, situati in una forbice altimetrica consistente (da 300 metri ad oltre 1.200 metri), ho ritenuto opportuno suddividere il territorio della Val di Non in tre zone altimetriche (divisione in base all'altezza del paese capoluogo di comune):

(Fino al 1945 le coltivazioni delle tre zone presentavano variazioni ridotte, se si escludono le coltivazioni specializzate, vite e gelso, presenti soprattutto nella zona della Bassa Val di Non.)

Nell’ultima parte della tesi esamino in maniera più approfondita la frutticoltura degli ultimi cinquanta anni e gli organismi ed istituzioni che la caratterizzano. Dall'analisi delle informazioni ricavate da diverse fonti ne sono emersi i principali fattori di sviluppo: l'irrigazione, la qualità superiore del prodotto, coltivazione ad alta intensità del fattore lavoro, sostegno degli enti pubblici (promozione e formazione, azioni di indirizzo, contributi pubblici), part-time. Inoltre ho cercato di tracciare un quadro d’insieme, a grandi linee, sui metodi di produzione che si sono susseguiti in relazione alle nuove conoscenze tecniche e in relazione al cambiamento dei gusti e delle esigenze del consumatore (pratiche naturali iniziali; uso di prodotti chimici e introduzione della meccanizzazione; produzione integrata; produzione biologica). Negli ultimi capitoli ho preso in considerazione le strutture funzionali alla frutticoltura che, nel tempo, gli agricoltori hanno creato per gestire in modo razionale e organizzato la loro attività: i magazzini sociali e le relative cooperative di secondo grado, i Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario, le "vasche" per la miscelazione degli antiparassitari ed il consorzio di difesa dei produttori agricoli (Co.Di.Pr.A.).

Molta parte dello studio si basa sulla lettura dettagliata dei censimenti dell'agricoltura e aziendali austriaci, del catasto agricolo del 1929 e, per il periodo successivo al 1960, dei censimenti generali dell'agricoltura redatti dall'I.S.T.A.T.. Ovviamente queste fonti non sono direttamente confrontabili tra loro in quanto prendono in considerazione territori amministrativi diversi fra loro ed hanno criteri di rilevazione non omogenei. In generale, ho cercato di rendere confrontabili i dati dei diversi periodi e in ogni caso ho messo in evidenza di volta in volta le motivazioni per cui i valori potrebbero presentare delle difformità. In particolare ho cercato di:

  1. mantenere costante il riferimento dei dati all’area oggetto di studio, Comprensorio C6 della Val di Non, nel passaggio da confini amministrativi diversi;
  2. raccordare la variazione di criteri usati per definire e classificare i modi di utilizzazione del territorio (ordinamenti produttivi) nei vari censimenti che si sono susseguiti;
  3. evidenziare le modificazioni della struttura delle aziende per classi di estensione e forme di conduzione.

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