la frutticoltura nell'economia agricola
della Val di Non

Indice Premessa Capitoli: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Conclusione Appendici: 1 2 3 4 5 6 7 Allegati Bibliografia

CONCLUSIONE

La frutticoltura e l’evoluzione del sistema cooperativo dei magazzini per la raccolta, conservazione, selezione e commercializzazione della frutta hanno avuto uno sviluppo continuo ovunque: in Val di Non. Questo si dispiegò in modo molto sostenuto e impressionante negli ultimi trent’anni, giungendo a una melicoltura basata quasi esclusivamente su un'unica cultivar, la Golden Delicious e ad un’aggregazione spinta delle società e delle strutture che vi operano. Oggi la vallata si presenterebbe al viaggiatore, al quale si rivolgeva Pinamonti nei suoi scritti, come una foresta di alberi di melo limitata dalla sua corona di monti ed in essa gli edifici più evidenti sarebbero i magazzini frutticoli.

Dapprima questa coltivazione ebbe rilevanza nella zona della Bassa Val di Non ed interessò agricoltori d’avanguardia nelle altre zone della valle, dando importanti soddisfazioni economiche. Dopo il 1960, lo sviluppo accelerò e permise la trasformazione del sistema agricolo verso un modello aperto al mercato mantenendo vitale l’economia della valle. Invero un’estesa industrializzazione od un intenso turismo diffuso su tutto il territorio sarebbe stato difficile. La poca scorrevolezza delle comunicazioni stradali sia sull’asta principale sia sulle diramazioni laterali rendeva e rende tuttora difficile un rapido sistema di trasporti. La diffusione della frutticoltura ha portato in tutta la valle un notevole benessere tanto da poter affermare che essa, in modo diretto o indiretto, è stata il volano di sviluppo di molte altre attività economiche.

Lo studio comparato delle tre zone, nelle quali si è voluto suddividere il Comprensorio C6 della Val di Non, può essere sintetizzato in queste tre brevi descrizioni sulle attività agricole:

Bassa Val di Non - In questa zona, oltre ai seminativi, si coltivava la vigna in modo consistente ed era praticata una micro frutticoltura. In essa si sviluppò per prima la frutticoltura intensiva, divenuta nel tempo monocoltura della Golden.

Media Val di Non - In questa zona predominavano i seminativi, ma si coltivava anche la vite nelle parti a valle degli abitati con buona esposizione. Oggi, con l’introduzione della varietà Golden e la possibilità d’irrigazione per aspersione, si è passati alla frutticoltura intensiva anche in questi comuni.

Alta Val di Non - Nel 1900 il suo territorio era caratterizzato dalla mancanza di vigneto, discreta presenza di arativi, prato, pascolo e allevamento di bestiame. Anche qui il seminativo è ormai ridotto a pochi ettari, la frutticoltura ha un’importanza marginale, mentre è sviluppata la zootecnia: il vistoso calo di aziende agricole è compensato da attività artigianali e dal turismo.

Da qualche anno a questa parte la trasformazione radicale del contesto competitivo della frutticoltura, sia dal lato dell'offerta sia dal lato della domanda (orientamento al mercato e alla qualità, gestione decentrata e raggruppamento dell'offerta, diminuzione dei costi di produzione, diffusione di pratiche colturali rispettose dell'ambiente), ha fatto sorgere nuove problematiche ed ha acuito quelle che fino all’inizio degli anni Novanta erano state superate agevolmente grazie alla relativa facilità di smercio di tutta la produzione a prezzi altamente remunerativi e con il forte sostegno all'agricoltura da parte delle istituzioni pubbliche.

In questa nuova situazione i vecchi problemi strutturali si sono notevolmente accentuati. Fra di essi bisogna ricordare l'elevata polverizzazione delle aziende agricole dedite alla frutticoltura che raggiungono in media un'estensione di 1,5 ettari e l'elevata frammentazione delle aziende in più corpi fondiari che comportano dei costi aggiuntivi per i produttori. Inoltre si può menzionare l'elevato numero di operatori part-time che lavorano porzioni di terreno anche sotto il mezzo ettaro, l'elevata età media degli agricoltori e la carenza di capacità professionali relative alla gestione dell’azienda. A ciò si aggiunge che spesso risulta insufficiente la conoscenza della reale vocazionalità dei diversi terreni, che molte superfici coltivate si trovano su declivi con pendenze notevoli, che il rinnovo degli impianti è ancora inadeguato e che le strutture per la conservazione e lavorazione risultano carenti rispetto alla produzione in continua crescita.

D'altro canto esistono anche i punti di forza della realtà frutticola anaune: la qualità superiore delle mele della Val di Non dovuta alle condizioni geo-climatiche ed alle tecniche colturali stabilite dai protocolli di intesa per la produzione integrata, l’esperienza acquisita da lunga data, lo spirito di cooperazione e di collaborazione fra i coltivatori. Giova ricordare l’opera dei Consorzi di Miglioramento Fondiario diffusi sul territorio, che hanno promosso la costruzione degli acquedotti irrigui e permesso l’estensione della frutticoltura in zone dove l'assenza d'acqua era notevolmente penalizzante per la coltivazione del melo. Oggi continuano la loro azione volta al miglioramento dei sistemi di irrigazione e alla realizzazione di importanti opere di bonifica e di riordino fondiario su vaste aree, sostenuti dal punto di vista tecnico dalla Federazione dei Consorzi Irrigui di Trento.

In questo quadro assai variegato, soprattutto di fronte alla discesa dei ricavi lordi dalla vendita delle mele per l’aumentata concorrenza, sono sorte negli ultimi anni vivaci discussioni da parte dei frutticoltori e si sono tenuti dibattiti degli esperti per cercare di superare questo momento di difficoltà.

Le soluzioni prospettate sono molteplici e non sempre di facile attuazione. Dal punto di vista della coltivazione ci si è resi conto che la presenza di un'unica cultivar presenta difficoltà per la commercializzazione della produzione: le grandi catene di distribuzione spesso preferiscono approvvigionarsi presso fornitori che offrono un'ampia gamma di prodotti. Di qui il tentativo negli ultimi anni di introdurre anche in Val di Non nuove varietà di mele, in particolare quelle del gruppo Gala. Il modello della Valle dell'Adige, dove ogni produttore coltiva diverse varietà di mele, non è riproducibile in Val di Non dove le condizioni climatiche più rigide (in relazione all'altitudine) rendono difficile l'introduzione di varietà diversificate [1]. In questo senso comunque il Consorzio Melinda, oltre alla promozione della Golden Delicious, incentiva la valorizzazione della Renetta del Canada e la sua produzione nelle zone più vocate. Nella stessa direzione vanno le recenti proposte di coltivazioni di tipo biologico che rispondono alla domanda di un numero crescente di consumatori e delle aziende che realizzano prodotti alimentari per l'infanzia o biologici derivati dalle mele.

Dal punto di vista della commercializzazione del prodotto le azioni in atto sono rivolte alla concentrazione della produzione di tutta la valle in un unico referente per il mercato: il Consorzio Melinda. Ciò ha portato tuttavia all'insorgere di diverse problematiche legate alla validità del modello cooperativo che, pur fornendo degli indubbi vantaggi in presenza di numerosi produttori di piccole dimensioni, presenta i gravi problemi legati alla lentezza decisionale e alla rigidità della struttura restia a trasformarsi e adattarsi velocemente in un contesto competitivo in continua e rapida evoluzione. Alcuni agricoltori della valle rimpiangono le cooperative indipendenti e le contrattazioni legate all'abilità personale del singolo direttore della cooperativa. Oltre a ciò molti, soprattutto i coltivatori delle zone più elevate, hanno il timore che la qualità della loro merce non sia adeguatamente valorizzata. Per risolvere tale problematica è allo studio la realizzazione delle strutture di lavorazione che possano valutare oggettivamente le differenze qualitative della merce consegnata in magazzino, attraverso campionature più selettive che tengano conto anche delle caratteristiche organolettiche del frutto.

In relazione ai problemi sorti per lo smercio dell'enorme quantità di mele non commercializzabili come frutta fresca ci sono state delle proposte per estendere la cooperazione ad iniziative di lavorazione della merce destinata all’industria di trasformazione[2]. Altre strade in via di studio sono quelle relative allo sviluppo di sinergie tra il comparto frutticolo e quello turistico, attraverso la reintroduzione di varietà che hanno caratterizzato la frutticoltura fino agli anni Cinquanta (sia mele che pere), in un contesto rispettoso della natura e della salute dei turisti della valle. Questo aspetto, per la zona marginale dell’Alta Val di Non, viene promosso dall’"Associazione Spadona" con sede a Ronzone, che cerca di coniugare frutticoltura ecologica, allevamento e turismo: i vecchi frutteti estensivi con prato da foraggio per l’allevamento, mela Belfiore di Ronzone, vecchi sapori, passeggiate con paesaggi variegati ed aria libera da pesticidi[3].

Alcuni imprenditori agricoli della valle investono in altre regioni italiane per la possibilità di formarsi un’ampia azienda agricola in un unico corpo fondiario e per i più bassi costi al metro quadrato del terreno.

Le aziende di ridotte dimensioni che caratterizzano la situazione in Val di Non potranno essere mantenute ancora a lungo, con le dovute integrazioni o si arriverà ad un’industrializzazione anche nel campo della frutticoltura? Non è facile dare risposta a questo interrogativo. Sicuramente il buon andamento della frutticoltura degli ultimi venti anni ha mantenuto vitale l’economia della Val di Non ed ha frenato o invertito la tendenza allo spopolamento dei paesi periferici che era in atto fino agli anni Ottanta. Se l’esperienza di operosità e di sagacia dimostrata nel passato ha un suo valore, è possibile essere ottimisti anche per il futuro.


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Note:
[1] A seguito delle sperimentazioni sulle varietà effettuate nell’azienda sperimentale dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige “Maso Maiano”, il responsabile Marzio Comai ritiene che non serva ampliare la gamma delle varietà, ma continuare la coltivazione di Golden Delicious e Renetta del Canada e di incrementare quella di Royal Gala e Stark Delicious. (Mele, un’ampia varietà, in: “L’Adige”, 8 settembre 2001, p.8).
[2] http://www.nos.gpa.it/feb00/ragnorosso.htm con interventi di Tiziano Menapace, Vigilio Pinamonti, Diego Zanoni. Maurizio Rossini. Queste problematiche sono state dibattute in conferenze e articoli sulla stampa della primavera 2001.
[3] http://www.nos.gpa.it/nov99/spadona.htm