la frutticoltura nell'economia agricola
della Val di Non

Indice Premessa Capitoli: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Conclusione Appendici: 1 2 3 4 5 6 7 Allegati Bibliografia

Capitolo 8

La Frutticoltura dal dopo guerra
ai giorni nostri

8.1. - Situazione all'inizio degli anni Sessanta

8.2. - Primi segni di espansione

8.3. - L'approdo alla monocoltura esasperata e il dominio di un'unica cultivar, la Golden Delicious

8.4. - La forte produzione di Golden evidenzia problemi di raccolta e di commercializzazione.


Dopo la seconda guerra mondiale, la frutticoltura anaune, come per altro quella trentina, andò gradatamente abbandonando l'impronta artigianale per darsi un assetto di carattere industrializzato[1]. La frutticoltura era ormai vista come un’attività agricola che consentiva un reddito migliore rispetto ad altre colture e che si dimostrava adeguata alle esigenze del momento. Il continuo ammodernamento delle tecniche colturali per quanto riguarda potatura, concimazione, selezione delle varietà e dei portainnesti, determinarono un crescente aumento della produzione. Frequentemente si praticavano innesti nuovi su piante vecchie per ridurre il costo delle trasformazioni ed i tempi di attesa. Ma, a cominciare dalla fine degli anni Cinquanta, si procedette con lodevoli e coraggiose iniziative alla sostituzione completa di vecchi impianti con frutteti intensivi e all’impianto di nuovi frutteti.

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8.1. - Situazione all’inizio degli anni Sessanta

La Carta frutticola della provincia di Trento riporta la produzione media di pomacee nel quadriennio 1959 – 1962: quella della Val di Non fu di 755.487 quintali (il 55,45% della produzione provinciale). In particolare è stato possibile suddividere la produzione di mele e di pere nelle tre fasce di altitudine. La Bassa Val di Non produceva il 79,4% della frutta della valle, la Media Val di Non il 15,3% ed il restante 5,3% proveniva dall’Alta Val di Non

Tab. 8.1. Produzione media di mele e pere nel quadriennio 1959/62

(fonte: rielaborazione dati C.C.I.A. di Trento, Carta frutticola della Provincia di Trento, 1964)

Nel confronto dei dati sulle specie coltivate si nota una prevalenza delle mele, 480.402 quintali a fronte di 275.085 di pere, ma la produzione di queste ultime rappresentava oltre un terzo di quella totale e nelle fasce media ed alta si avvicinava alla metà. La produzione di pomacee del Trentino era più bilanciata (55,4% di mele e 44,6% di pere). In alcuni paesi della Val di Non le pere raggiungevano percentuali notevoli: il 77% a Livo, il 73% a Cloz ed il 72% a Smarano.

Tab. 8.2. Produzione di mele e composizione varietale in Val di Non e in Provincia di Trento (media del quadriennio 1959 – 1962)

MELE

Valori assoluti (q.li)

Percentuali di composizione

 

Val di Non

Trentino

Val di Non

Trentino

Bella di Boskoop

6.820

9.400

1,41%

1,27%

Calvilla Grafenstein

50

2.090

0,01%

0,28%

Golden Delicious

7.962

45.332

1,65%

6,12%

Morgenduft

1.868

28.233

0,39%

3,81%

Jonathan

219

10.729

0,05%

1,45%

Renetta Canada

428.750

503.020

88,74%

67,91%

Renetta Champagne

24.169

83.444

5,00%

11,27%

Rosa mantovana

3.235

21.000

0,67%

2,84%

Stark Delicious

722

16.502

0,15%

2,23%

Starking

566

3.221

0,12%

0,43%

Altre

8.802

17.692

1,82%

2,39%

TOTALE MELE

483.163

740.663

100,00%

100,00%

(fonte: C.C.I.A. di Trento, Carta frutticola della Provincia di Trento, 1964)

Quest’ultima tabella e quella successiva mettono a confronto la produzione media di mele e di pere e la loro composizione varietale in Val di Non e in Trentino.

Le varietà coltivate erano ancora numerose ed erano presenti i nuovi cultivar di Golden e di Stark. La Renetta del Canada, con una produzione pari all’88,74% delle mele e al 56,63% della frutta, regnava sovrana soprattutto fino a quota di 700/800 metri; oltre gli 800 metri era ancora molto praticata la coltivazione di mele Bella di Boskoop.

Le nuove varietà di mele rappresentavano ancora una parte esigua della produzione anaune, ma erano dotate di caratteristiche pregevoli insite nella pianta e nel frutto. La Golden Delicious era facilmente adattabile ad ambienti diversi anche per la sua affinità con portainnesti in grado di anticiparne la maturazione nelle zone più fredde e di sollecitare la vegetazione in quelle meno fertili. Inoltre questa varietà possedeva il notevole pregio di entrare in produzione precoce rispetto alla Renetta del Canada, che richiedeva un periodo di allevamento superiore ai 10 anni. L'elevata produttività di tale cultivar fu un'altra caratteristica importante ai fini del suo successo: la sua produzione era talmente elevata da necessitare una particolare potatura, nonché diradamenti manuali, per riuscire ad ottenere produzioni annuali costanti e qualificate. Per quanto riguarda le caratteristiche del frutto era particolarmente importante l'adattabilità alla conservazione nelle celle frigorifere e ad atmosfera controllata[2]. Di fronte a tali varietà, per altro molto apprezzate dal mercato, per il frutticoltore la scelta economica più vantaggiosa era quella creare nuovi impianti intensivi di Golden Delicious.

Tab. 8.3. Produzione di pere e composizione varietale in Val di Non e in Provincia di Trento (media del quadriennio 1959 – 1962)

PERE

Valori assoluti (q.li)

Percentuali di composizione

 

Val di Non

Trentino

Val di Non

Trentino

Butirra Diel

16.488

24.728

5,93%

4,16%

Butirra Clarigeau

3.616

5.233

1,30%

0,88%

Butirra Giffard

7

5.977

0,003%

1,00%

Buona Cristiana William

43.630

190.923

15,68%

32,08%

Buona Luisa

31.714

59.862

11,40%

10,06%

Curato o Spadone

170.930

210.985

61,42%

35,45%

Decana d'Inverno

1.378

1.383

0,50%

0,23%

Duchessa d'Angouleme

1.042

1.472

0,37%

0,25%

Kaiser Alexander

5.029

40.774

1,81%

6,85%

Martin Secco

1.147

1.422

0,41%

0,24%

Passa Crassana

755

2.613

0,27%

0,44%

Trionfo di Vienne

170

3.785

0,06%

0,64%

Altre

2.369

45.924

0,85%

7,72%

TOTALE PERE

278.275

595.081

100,00%

100,00%

(fonte: C.C.I.A. di Trento, Carta frutticola della Provincia di Trento, 1964)

Anche le varietà di pere erano ancora numerose, presenti soprattutto con la Curato, la Buona Luisa e la precoce Buon Cristiano Williams.

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8.2. - Primi segni di espansione

La situazione documentata in una pubblicazione della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento [3] riferita alle produzioni del 1964/66 ci permette di cogliere alcuni cambiamenti in atto in questo periodo di forte espansione della frutticoltura.

Tab. 8.4.     Produzione media di mele e pere nel periodo 1964/66

(fonte: rielaborazione dati C.C.I.A.A. di Trento, I magazzini frutta in provincia di Trento. Situazione e prospettive, Trento, Giugno 1967, pp. 5-39)

Rispetto a cinque anni prima la ripartizione della produzione totale all’interno delle tre fasce territoriali della valle mostra una diminuzione dell’apporto della zona alta di un punto (4,3%), l’aumento di quello della zona media di un punto (16,5%) ed una stabilità della zona bassa del 79,2%; si nota un buon aumento della produzione globale (+22%), e l’innalzamento della percentuale delle mele dal 63,6% al 66,7% dovuto principalmente ai paesi della fascia della Bassa Val di Non. Le varietà coltivate, ancora numerose, si concentravano su quelle più redditizie, come si ricava dalla tabella seguente.

Tab. 8.5. - Varietà di pere e mele prodotte nel periodo 1964/1966 in Val di Non

Mele

Pere

Cultivar

Valori assoluti (q.li)

% di composiz.

Cultivar

Valori assoluti (q.li)

% di composiz.

Bella di Boskoop

4.690

0,76%

Butirra Diel

20.102

6,54%

Calvilla Grafenstein

150

0,02%

Butirra Clairgeau

2.715

0,88%

Golden Delicious

23.580

3,83%

William

61.370

19,97%

Morgenduft

2.885

0,47%

Buona Luisa

39.160

12,74%

Jonathan

815

0,13%

Curato o Spadone

173.140

56,35%

Renetta del Canada

558.970

90,73%

Duchessa d'Angouleme

1.420

0,46%

Renetta Champagne

18.110

2,94%

Kaiser Alexander

5.140

1,67%

Rosa mantovana

840

0,14%

Martin secco

852

0,28%

Stark e Starking

3.870

0,63%

Passa Crassana

636

0,21%

Altre

2.200

0,36%

Altre

2.747

0,89%

TOTALE MELE

616.110

100%

TOTALE PERE

307.282

100%

(fonte: rielaborazione dati C.C.I.A.A. di Trento, I magazzini frutta in provincia di Trento. Situazione e prospettive, Trento, Giugno 1967, pp. 5-39)

Rimase incontrastata la supremazia della Renetta del Canada che raggiungeva il 90,7% del totale delle mele prodotte, la Golden Delicious aumentò di quasi tre volte e si portò al 3,83% superando la Renetta Champagne scesa al 2,9%. La Stark pur rimanendo su quantitativi limitati crebbe di cinque volte la sua produzione.

Le pere William e Buona Luisa erano in leggero aumento nella composizione interna e le Curato (o Spadone) si ridussero al 56,4% con presenza sempre massiccia a Cloz, Livo e Castelfondo, paesi in cui la produzione di pere Spadone fu superiore alla metà della frutta prodotta (rispettivamente il 65,7%, il 60,6% ed il 54,8%). In questo periodo, tuttavia, iniziò la riduzione della coltivazione di peri soprattutto nella Bassa Val di Non: ad ogni nuovo reimpianto il pereto veniva sostituito dal meleto intensivo con le varietà nuove americane della famiglia delle Delicious.

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8.3. - L'approdo alla monocoltura esasperata e il dominio di un'unica cultivar, la Golden Delicious

Per evidenziare come si sia giunti ad una monocoltura frutticola in Val di Non è importante prendere in considerazione l'andamento delle produzioni nel corso degli anni, sia delle pere che delle mele.

Dalla lettura del grafico e della tabella che seguono si può notare immediatamente come nel 1969 la frutticoltura fosse ancora basata sulla produzione sia di mele che di pere, anche se le seconde si erano ridotte al 20% dell'intera produzione di pomacee. Nel corso degli anni successivi l'importanza della coltivazione delle pere andò velocemente riducendosi. Nel 1973 la produzione si era già dimezzata, nel 1980 era un quinto della produzione del 1969 e nel 1990 aveva raggiunto quantitativi quasi trascurabili. Risulta anche evidente come l’apporto di produzione della Val di Non rispetto a quella del Trentino sia determinante e si mantenga sempre oltre la metà del valore complessivo e come l’indice di crescita su base 1969 denoti un aumento superiore[4].

Tab. 8.6. Produzione di mele e di pere in Provincia di Trento e in Val di Non dal 1969 al 1998 (peso in quintali)

 

MELE Provincia di Trento

PERE Provincia di Trento

MELE VAL DI NON

PERE VAL DI NON

Anni

Valore assoluto

N. indice (‘69=100)

Valore assoluto

N. indice (‘69=100)

Valore assoluto

N. indice (‘69=100)

Valore assoluto

N. indice (‘69=100)

1969

1.167.133

100

509.747

100

688.604

100

190.105

100

1970

1.002.503

85,89

409.590

80,35

620.155

90,06

178.695

94,00

1971

993.276

85,10

382.223

74,98

472.143

68,57

136.439

71,77

1972

981.245

84,07

214.505

42,08

517.877

75,21

79.205

41,66

1973

1.554.375

133,18

230.613

45,24

920.585

133,69

99.568

52,38

1974

1.473.520

126,25

114.995

22,56

889.065

129,11

44.890

23,61

1975

1.848.702

158,40

193.700

38,00

959.080

139,28

78.410

41,25

1976

1.963.357

168,22

159.887

31,37

1.081.895

157,11

78.310

41,19

1977

1.935.520

165,84

163.480

32,07

754.625

109,59

73.950

38,90

1978

1.601.360

137,20

105.345

20,67

952.635

138,34

52.295

27,51

1979

2.085.450

178,68

126.860

24,89

1.243.950

180,65

68.630

36,10

1980

2.152.200

184,40

76.130

14,93

953.610

138,48

37.360

19,65

1981

1.600.200

137,11

53.600

10,52

823.200

119,55

20.000

10,52

1982

3.195.000

273,75

63.200

12,40

1.760.600

255,68

28.950

15,23

1983

2.201.970

188,66

63.780

12,51

1.291.810

187,60

25.920

13,63

1984

2.230.000

191,07

48.200

9,46

956.410

138,89

12.270

6,45

1985

2.257.000

193,38

43.500

8,53

1.471.500

213,69

11.750

6,18

1986

2.897.645

248,27

39.340

7,72

1.836.090

266,64

9.530

5,01

1987

3.226.120

276,41

35.550

6,97

1.720.170

249,81

8.600

4,52

1988

3.580.300

306,76

39.200

7,69

2.025.080

294,08

7.657

4,03

1989

3.020.099

258,76

25.141

4,93

1.801.020

261,55

5.410

2,85

1990

3.092.000

264,92

29.930

5,87

1.895.270

275,23

5.100

2,68

1991

3.035.000

260,04

21.735

4,26

1.722.650

250,17

3.005

1,58

1992

3.822.000

327,47

24.100

4,73

2.380.000

345,63

3.100

1,63

1993

3.458.000

296,28

21.100

4,14

2.170.000

315,13

4.300

2,26

1994

4.385.000

375,71

23.200

4,55

2.818.000

409,23

4.810

2,53

1995

3.493.000

299,28

17.700

3,47

2.343.800

340,37

3.350

1,76

1996

3.845.000

329,44

11.500

2,26

2.184.000

317,16

2.600

1,37

1997

2.750.000

235,62

5.000

0,98

1.330.000

193,14

310

0,16

1998

4.938.000

423,09

7.800

1,53

3.233.550

469,58

1.380

0,73

(fonte: C.C.I.A.A. di Trento Comitato Ortofrutticolo Provinciale, Raccolto Frutticolo in Provincia di Trento 1998)

L'incidenza percentuale delle pere rispetto alla produzione complessiva di pomacee seguì lo stesso andamento: nel 1980 le pere rappresentavano il 3,7% dell'intera produzione frutticola anaune. Nel 1997 la produzione di pere raggiunse il suo minimo dovuto sia alla gelata primaverile, che in quell'anno ridusse notevolmente la produzione di frutta anaune, sia alla contrazione di ben quattordici ettari della superficie agricola destinata a tale coltivazione. Infatti, nel 1997 gli ettari investiti a pereto si erano ridotti a 48, mentre nel 1990 si rilevava un valore pari a 220 ettari. I motivi principali della veloce riduzione e scomparsa delle pere furono la difficoltà di combattere i parassiti che deterioravano il prodotto, in particolare la psylla, la sostituzione di impianti misti mele-pere con impianti specializzati a melo, la variabilità del prezzo e le basse remunerazioni[5].

La produzione di mele ebbe un andamento del tutto opposto, ma altrettanto veloce e imponente. Dalla metà degli anni Settanta in poi vi fu infatti una totale trasformazione della frutticoltura sia per quanto riguarda le superfici destinate alle coltivazioni frutticole sia per i metodi colturali e quindi la produttività per ettaro. Nel 1969 la produzione di mele era di 688.604 quintali. Dieci anni dopo, nel 1979, la produzione era quasi raddoppiata. I nuovi impianti realizzati erano disposti a filari su portainnesti deboli, orientati varietalmente verso una ristretta gamma delle più quotate mele americane, gialle e rosse[6]. Da questo momento ebbe inizio il periodo della standardizzazione e dell’uniformazione dei gusti del consumatore e del livellamento generale delle preferenze varietali che, più tardi, portò al predominio pressoché incontrastato della Golden Delicious e della Stark Delicious. Nel corso degli ultimi venti anni la produzione continuò ad espandersi. Nel decennio 1979/1989 fu raggiunto il massimo di 2.025.080 quintali verificatosi nel 1988 seguito dal ragguardevole quantitativo di 1.801.020 quintali nel 1989. Questa prima fase di crescita è da imputarsi principalmente al progressivo abbandono delle altre produzioni agricole e al conseguente aumento di superficie coltivata a frutteto. In questo periodo si realizzarono, come è stato già detto, numerose opere di trasformazione del territorio per rendere possibile la coltivazione del melo anche in zone poco agevoli.

Dal 1989 al 1998 le produzioni crebbero quasi di tre volte. Solamente l'annata del 1997 manifestò una notevole flessione. La produzione frutticola trentina si ridusse del 28% rispetto all'anno precedente a causa di forti abbassamenti di temperatura nella fase della fioritura (gelate del 17 e 18 aprile 1997, con temperature che raggiunsero –8, -9° C). In Val di Non la diminuzione della produzione raggiunse il 39% rispetto al 1996.

La crescita degli ultimi dieci anni si può spiegare attraverso l'aumento della produttività per ettaro degli impianti realizzati con l'utilizzo di moderne tecniche di allevamento. L'utilizzo di portainnesti clonali deboli permise la realizzazione di numerosi impianti con produzioni per ettaro che raggiungono massimi di 500 quintali.

Rispetto alla produzione della Provincia di Trento, la Val di Non mantenne ed anzi incrementò nel corso degli anni la percentuale di produzione di mele. Da un’incidenza del 55,45% della produzione di mele trentine nel quadriennio 1959– 1962[7] si passò a un 59% del 1969. Nel corso degli anni tale percentuale ebbe delle variazioni, ma in generale si ebbe un incremento di tale percentuale: nel 1998 la produzione anaune raggiungeva il 65% delle mele trentine. Rispetto ai valori dell'intera Regione Trentino - Alto Adige, la Val di Non nel 1988 rappresentava il 25% e rispetto a quelli dell'intero comparto melicolo italiano, il 15%.

L'enorme crescita delle produzioni fu dovuta principalmente alla varietà Golden Delicious e in parte alla Stark Delicious.

Nel 1978, delle molteplici varietà introdotte all'inizio del secolo rimasero, praticamente, la Bella di Boskoop con produzione marginale e la Renetta del Canada che mantenne un ruolo rilevante con una produzione pari al 43% delle mele. Negli anni successivi la sua consistenza percentuale rispetto al totale delle mele andò riducendosi e restringendosi alle zone tradizionalmente vocate.

La varietà con maggiore incremento nel corso del tempo fu certamente la Golden Delicious. Nel 1978 rappresentava il 49% dell'intera produzione di pomacee, accanto alla Renetta che raggiungeva il 43%. Altra varietà di un certo rilievo era la Stark, facente parte del gruppo delle Red Delicious, non tanto per l'entità delle sue produzioni, ma per il fatto che essa ha la funzione di impollinare il fiore della Golden, varietà non in grado di autofecondarsi.

Nel 1988 la produzione di Golden era più che raddoppiata e rappresentava il 62% dell'intera produzione di mele della valle. La Renetta del Canada, anche se presentò un incremento rispetto al 1978, vide ridotta la sua importanza rispetto alla Golden Delicious, passando al 26% della produzione totale.

Nel 1998 la produzione di Golden Delicious realizzò un ulteriore forte incremento passando a 2.592.250 quintali e diventò la varietà più coltivata sul vasto territorio anaune (circa 7.000 ettari di frutteto intensivo). In percentuale, nel 1998 la Golden incideva per l'80% sulla produzione totale, mentre il peso della Renetta del Canada si era ulteriormente ridotto all'11%. La coltivazione della Renetta si ridusse anche in termini assoluti passando in un ventennio da 410.010 a 362.830 quintali. La sua riduzione fu dovuta a più fattori: l’elevata variabilità delle produzioni, le cattive lavorazioni, la tecnica colturale mediocre e l’età delle piante (nel 1971 quasi il 30% delle piante superava i 40 anni, con produzioni decrescenti e qualitativamente inferiori), i maggiori costi di lavorazione legati alla difficoltà di esecuzione delle operazioni che più richiedono manodopera (potatura e raccolta) per l’eccessivo sviluppo del tronco e della chioma, la tardiva entrata in produzione (13-15 anni per entrare nella fase di piena produzione) e la maggiore remuneratività della Golden Delicious[8].

Tutte le altre varietà di mele rimasero su valori assai limitati e, spesso, rappresentarono degli esperimenti operati da parte degli agricoltori per cercare di differenziare la loro produzione che era nettamente sbilanciata verso la Golden Delicious. Tra il 1987 e 1995 la produzione di varietà come la Gloster e la Jonagold ebbe un lieve incremento, ma, dopo alcuni anni, tali produzioni vennero espiantate poiché risultava maggiormente remunerativa la coltivazione della Golden Delicious. Nel 1994 vennero introdotte alcune varietà appartenenti al gruppo Gala, soprattutto nelle zone ad altitudini poco elevate, ma i quantitativi realizzati rimasero entro valori limitati.

Tab. 8.7. Produzione di mele per varietà dal 1978 al 1998 in Val di Non (valori in quintali)

 

Golden Delicious

Renetta del Canada

Red Delicious

Morgen-duft

Gloster

Granny Smith

Jonagold

Winesap

Jonathan

Bella di Boskoop

Elstar

Gala (gruppo)

Altre varietà

Totale mele

1978

466.840

410.040

49.840

14.560

-

-

-

145

830

3.950

-

-

6.430

952.635

1979

465.250

698.000

59.300

12.950

-

-

-

400

1.180

4.920

-

-

1.950

1.243.950

1980

503.550

363.900

65.550

13.560

-

50

-

850

1.050

3.500

-

-

1.600

953.610

1981

444.500

343.900

23.900

8.100

-

100

-

200

500

1.000

-

-

1.000

823.200

1982

948.400

668.100

110.750

22.950

1.050

600

-

900

700

4.250

-

-

2.900

1.760.600

1983

688.100

470.200

103.100

22.250

1.590

380

-

900

500

1.340

-

-

3.450

1.291.810

1984

573.950

289.860

71.180

11.340

2.720

290

-

1.240

300

1.580

-

-

3.950

956.410

1985

835.400

533.100

75.150

15.350

4.100

350

650

1.500

300

2.150

-

-

3.450

1.471.500

1986

1.095.500

565.100

135.400

18.120

8.500

450

3.100

1.300

250

3.520

-

-

4.850

1.836.090

1987

1.046.400

467.000

159.400

21.400

12.610

420

4.470

2.410

350

2.120

-

-

3.590

1.720.170

1988

1.261.750

533.440

177.160

23.630

14.020

530

7.190

2.200

320

2.810

-

-

2.030

2.025.080

1989

1.207.275

409.934

150.482

12.190

9.084

500

6.018

1.000

120

2.196

-

-

2.221

1.801.020

1990

1.260.900

442.970

147.870

14.120

12.110

500

8.640

1.030

80

3.520

-

-

3.353

1.895.093

1991

1.245.050

304.670

117.820

10.330

8.150

500

29.060

1.070

50

1.640

-

-

4.310

1.722.650

1992

1.598.000

534.000

201.100

15.000

11.100

1.500

11.000

3.100

-

2.400

-

-

2.800

2.380.000

1993

1.540.000

367.000

221.000

13.100

5.500

400

16.000

1.500

-

1.500

-

-

4.000

2.170.000

1994

2.057.000

432.000

238.000

26.100

8.350

400

36.300

3.700

-

2.100

50

5.000

9.000

2.818.000

1995

1.747.200

331.600

220.500

15.600

7.500

100

10.500

2.300

-

1.150

3.050

2.500

1.800

2.343.800

1996

1.568.000

328.100

243.950

15.000

7.450

150

8.800

2.400

-

1.700

600

4.800

3.050

2.184.000

1997

1.133.320

155.350

29.120

4.400

2.160

-

1.600

200

-

1.000

100

1.450

1.300

1.330.000

1998

2.592.250

362.830

233.100

16.460

8.380

100

4.620

880

-

950

260

7.170

6.550

3.233.550

(fonte: C.C.I.A.A. di Trento Comitato Ortofrutticolo Provinciale, Raccolto Frutticolo in Provincia di Trento 1998)


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8.4. - La forte produzione di Golden evidenzia problemi di raccolta e di commercializzazione.

La produzione di Golden Delicious su vasta scala portò con se nuove problematiche, sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista commerciale.

La presenza di un'unica varietà su un'area produttiva assai vasta, ebbe come prima conseguenza il restringimento dei tempi di esecuzione delle varie operazioni in campagna da parte dei frutticoltori. In particolare la mela Golden ha un periodo di raccolta breve perché, maturando in modo uniforme, non si presta a stacchi successivi dalla pianta per sfruttare diversi momenti di maturazione. Le operazioni di raccolta vanno dalla metà di settembre alla metà di ottobre a seconda delle diverse altitudini. Lo stacco deve essere tempestivo poiché l'eccessiva maturazione renderebbe la frutta scarsamente conservabile. A seguito di analisi realizzate in laboratorio i tecnici addetti determinano, per aree omogenee, il periodo ottimale entro il quale la frutta deve essere raccolta e immagazzinata. In generale nell'arco di venti giorni i frutticoltori devono consegnare il proprio prodotto alla cooperativa di appartenenza. Negli ultimi dieci anni questo fattore, abbinato all'aumento vertiginoso della produzione, rese necessaria l’assunzione da parte delle aziende agricole di numerosa manodopera stagionale per realizzare velocemente le operazioni di raccolta.

Dal punto di vista della commercializzazione si presentarono problemi di duplice aspetto: da un lato quelli della predisposizione di procedure e di ambienti adatti all’accettazione e alla conservazione di ingenti quantitativi di frutta che varcavano le soglie del magazzino nell'arco di trenta giorni, dall'altro quelli della difficoltà di vendere un unico prodotto, senza alcuna possibilità di diversificare l'offerta. Il primo problema fu risolto facilmente tramite la costruzione o l’ampliamento di capienti magazzini con celle per la conservazione ad atmosfera controllata e con la predisposizione di locali razionali, forniti di dispositivi per la pesatura rapida in entrata, e di macchinari automatizzati per una celere lavorazione e per il confezionamento della merce destinata alla vendita. La seconda problematica è rimasta ancora parzialmente irrisolta e, negli anni, tale aspetto negativo della frutticoltura anaune si è ampliato e aggravato a causa di diversi fattori quali l'acuirsi della concorrenza a livello europeo e mondiale e la richiesta da parte dei grossi clienti di approvvigionarsi nello stesso magazzino di più varietà di mele. Quest’aspetto è stato compreso e dibattuto dalla base dei soci, ma le buone rese economiche ottenute nel passato con la Golden Delicious e l’oggettiva difficoltà di trovare alternative di cultivar diverse che offrissero sufficienti garanzie economiche hanno fatto sì che la situazione non sia ancora mutata.

Invece per rassicurare i consumatori sulla salubrità e sanità delle mele si è avviato un processo di nuove modalità di coltivazione della frutta molto attente a metodi naturali di lotta antiparassitaria e al rispetto dell’ambiente con progressivo ridimensionamento dei prodotti chimici di sintesi.

Accanto alle preoccupazioni legate alla commercializzazione della frutta, ultimamente si sono affacciate due nuove situazioni di disagio per la frutticoltura in Val di Non tanto da far parlare di stato di crisi: la forma epidemica d’invasione da “scopazzi”[9] che richiede la sostituzione delle piante colpite ed un aumento di eventi atmosferici avversi (freddo e grandine) che determina una lievitazione di costi per la difesa attiva (teli antigrandine) o passiva (premi assicurativi).


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Note:
[1] Zanon V., Cenni storici sulla evoluzione …, cit., p. 41.
[2] Salvaterra G., Possibilità e limitazioni della coltiva<div style="line-height:150%" id=ftn9>zione della Golden Delicious in Provincia di Trento, in: «Economia Trentina» n. 2, 1966, pp. 41, 42.
[3] Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento, I magazzini frutta in provincia di Trento. Situazione e prospettive, Trento, Giugno 1967, pp. 5-39
[4] Vedi il grafico dell’Allegato 6.
[5] Leonardi Alberto., Andamento dei costi e ricavi di cinque cooperative frutticole della Val di Non, Tesi di Laurea, Relatore: prof. Agostini D., a. acc.: 1974-75, p. 16.
[6] Zanon V., Cenni storici sulla evoluzione …, cit., p. 41.
[7] C.C.I.A. di Trento, Carta frutticola della Provincia di Trento, 1964.
[8] Leonardi Alberto., Andamento dei costi e ricavi …, cit., p. 17.
[9] Si tratta di una malattia fitoplasmatica che provoca la degenerazione degli alberi di melo. Il microrganismo responsabile, privo di membrana cellulare, vive nei tubi floematici delle piante. Finora non è completo il riconoscimento molecolare del citoplasma e non sono certe le modalità della sua diffusione. È solamente possibile un’azione di lotta preventiva attuata con l’estirpazione dei soggetti infestati, l’uso di materiale vivaistico sano e la lotta ai probabili vettori. (Vindimian M. E., Atti del Convegno: «Frutticoltura di valle fra ripresa e nuove malattie. 9 novembre 2001», (a cura della Cassa Rurale d’Anaunia) 2001, p. 5-7; Bosio G., Scarpelli F. , Malattie da fitoplasmi. Stato attuale delle conoscenze, in: “Quaderni della Regione Piemonte, Agricoltura”, n. 19, 1999).