la frutticoltura nell'economia agricola
della Val di Non

Indice Premessa Capitoli: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Conclusione Appendici: 1 2 3 4 5 6 7 Allegati Bibliografia

Capitolo 1

Ambiente geografico
e delimitazione TERRITORIALE DELLA RICERCA

1.1. - La geografia della Val di Non

1.2. - Delimitazione dell'area oggetto di studio

1.3. - Suddivisione del territorio in zone di altitudine

1.3.1. - Le zone agrarie del Trentino di Ruatti

1.3.2. - La suddivisione in tre fasce di altitudine della Val di Non


1.1. - La geografia della Val di Non

Gli elementi geografici fondamentali di un determinato territorio influiscono sulle trasformazioni di carattere, sia economico sia culturale, che avvengono al suo interno. Per lo sfruttamento agricolo di una regione sono particolarmente importanti la conformazione fisica del terreno ed il clima: da essi per buona parte dipendevano, ed in modo minore dipendono ancora, il tipo di coltivazioni ed attività realizzabili in una determinata area e la densità di popolazione relativa ad essa[1].

Il territorio della Val di Non si sviluppa su di un esteso falsopiano a terrazzi (circa 35 Km di lunghezza per 15 Km in larghezza) circondato da dorsali montuose e profondamente rigato dai numerosi affluenti del torrente Noce che lo percorre per circa due terzi della sua lunghezza. Questo importante corso d’acqua, proveniente dalla Val di Sole, entra in valle da Ovest al ponte di Mostizzolo e scende verso Sud per uscirne dalla forra della Rocchetta. La superficie geografica complessiva della Val di Non è di 682 chilometri quadrati, pari al 10,7% della superficie della Provincia di Trento. La valle può essere suddivisa in cinque zone: le due sponde del Noce, l’Alta Anaunia (chiamata "Soratóu"), la sponda destra del rio Novella (o "terza sponda"), il Mezzalone e la zona dello Sporeggio che declina gradatamente esposta verso Nord. Quest’ultima zona rientra nella Val di Non geografica, ma non sarà oggetto di studio perché i suoi Comuni fanno parte del Comprensorio C5 della Val d’Adige.

Si tratta di una valle con orientamento predominante Nord Sud che si sviluppa tra le quote di 400 e 1.200 metri sul livello del mare, per la parte coltivata, ma può raggiungere altitudini oltre ai 2.000 metri risalendo i versanti delle montagne che le fanno corona. La Val di Non ha la forma di un’ampia conca allungata. Il lato occidentale mostra fianchi molto ripidi per la presenza delle alte catene montuose del Gruppo Brenta, del Monte Ozolo, del Gruppo delle Maddalene fino al monte Luco e quindi si distendono dei pianori coltivati, relativamente ristretti, fino al profondo solco del Noce e della Novella. Il lato orientale degrada a balze verso la parte interna con struttura monoclinale molto estesa, a lieve pendenza, ed è limitato da una dorsale di monti tondeggianti, antichi, che separano la Val di Non dalla Val d’Adige (Roccapiana, Corno di Tres, Roen, Macaion). Questa vasta area si presenta come una successione di tre altopiani incisi da profonde gole e forre, sul fondo delle quali scorrono i corsi d'acqua principali[2]. Un’estesa zona di bosco ricopre i fianchi delle montagne che delimitano questo anfiteatro naturale ed è costituita in gran parte da piante resinose (abete bianco, abete rosso, larice, pino) frammiste a diversi generi di latifoglie (faggio, carpine, betulla, ontano, salicacee, roverella, nocciuoli, …).

Per quanto riguarda la struttura geologica del terreno, la Val di Non è costituita prevalentemente da “dolomia principale”, sulla quale si colloca una copertura sedimentaria formata da marne, argille e calcari. Si possono distinguere zone a prevalenza sabbiosa (caratteristica di depositi fluvio-glaciali) e zone a prevalenza limosa (tipica dei depositi prettamente glaciali). In generale i terreni hanno una composizione sabbiosa e solamente una piccola parte ricade nella categoria argillosa, a testimonianza di depositi lacustri di origine glaciale[3].

La Val di Non presenta una singolare variabilità climatica: infatti, anche se le precipitazioni annuali sono abbastanza elevate, esse si concentrano soprattutto nei mesi autunnali e primaverili. La piovosità può ritenersi sufficiente in primavera, mentre in estate la mancanza di acqua rende aleatoria la produzione di varietà vegetali quali le foraggere e la frutta.[4]

Per ovviare a tali problemi dal 1700 in poi furono realizzati numerosi acquedotti irrigui. Nel 1924 erano già presenti sul territorio anaune 20 opere idrauliche di notevole importanza per lo sfruttamento dell'acqua a scopi agricoli[5]. L'imponente acquedotto di Tovel, che rifornisce d'acqua le campagne di Cles, Tuenno, Nanno, e Tassullo, venne portato a termine nel 1852[6].

Oltre ai problemi legati alla scarsità di acqua, sia piovana che di sorgente, si aggiungono le difficoltà derivanti dalle gelate che si verificano talvolta a primavera inoltrata, e dalle grandinate estive che provocano notevoli danni alle produzioni agricole[7].

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1.2. - Delimitazione dell’area oggetto di studio

Nel corso del ventesimo secolo i confini amministrativi dell’ambito territoriale “Val di Non” e delle aggregazioni comunali sono cambiati; i dati dei Censimenti che si sono succeduti fanno riferimento perciò a quadri non facilmente sovrapponibili. Dalla suddivisione amministrativa della Val di Non del periodo austro-ungarico a cui fanno riferimento i censimenti del 1890, 1900 e 1910 si è passati, per fasi successive, all’attuale delimitazione del Comprensorio della Val di Non C6. Per rendere coerente il confronto dei dati nel tempo, la ricerca sullo sviluppo della frutticoltura della Val di Non riguarderà appunto l’area all’interno di detto Comprensorio: si sono elaborati i dati prendendo in considerazione solamente il territorio dei 38 comuni che lo costituiscono.

I dati relativi agli anni 1890, 1900 e 1910, al tempo dell’Impero austro-ungarico, erano raggruppati per Bezirkshauptmannschaft – distretto capitanale - suddiviso in Steuerbezirk o Gerichtsbezirk–distretti censuari e/o distretti giudiziari. I distretti giudiziari di Fondo e Cles comprendevano anche i paesi di lingua tedesca della Val di Non oggi inclusi nel territorio amministrativo della Provincia di Bolzano. Alcuni paesi a Sud Est della Valle, da Toss a Segno, ricadevano nel distretto di Mezzolombardo. I dati relativi ai 57 comuni del 1900 sono stati aggregati e ridotti ai 38 comuni attuali.

Nel Catasto agrario 1929 – VIII – Compartimento della Venezia Tridentina – Provincia di Trento[8] la superficie della zona agraria XIV (ex circondario di Cles) comprendeva tutti i comuni della Val di Sole e invece escludeva il Comune di Spor (Spormaggiore, Sporminore e Cavedago), incluso nella zona agraria XI (ex circondario di Trento). Detto catasto presenta una scheda per ognuno dei comuni aggregati del periodo fascista senza evidenziarne le frazioni di cui sono costituiti. Per questo motivo non è stato possibile ricostruire l’ambito territoriale del Comprensorio C6 in modo esatto ed i confronti fatti sulla composizione del territorio della Val di Non degli anni precedenti e seguenti sono da considerare approssimati ed indicativi.

Dal Censimento generale dell’agricoltura 1961 sono rilevabili solamente i dati della superficie agricola totale nei vari comuni, mancano i valori distinti della composizione degli ordinamenti colturali in atto del territorio della Val di Non. Pertanto si è provveduto a elaborare con approssimazione i dati della composizione del territorio calcolando le variazioni percentuali registrate nei dati provinciali di utilizzo del territorio fra il 1900 e il 1961 e fra il 1961 ed il 1970 e si sono applicate ai dati della Val di Non disponibili del 1900 e del 1970. Si ritiene accettabile quest’approssimazione perché gli andamenti e le variazioni dei dati della Provincia e quelli della Val di Non procedono in modo similare, quasi parallelo.

In seguito, con la costituzione del Comprensorio della Val di Non C6, furono esclusi dal territorio anaune i paesi di Spormaggiore, Cavedago, Andalo, Molveno che geograficamente ne farebbero parte e si è così giunti ai 38 comuni del Comprensorio C6 della Val di Non.

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1.3. - Suddivisione del territorio in zone di altitudine

Le possibilità di sviluppo della frutticoltura sono strettamente collegate al terreno e all’altimetria come, per altro, tutte le colture agrarie poiché le temperature medie variano secondo l'altitudine determinando delle fasce di produzione agricola diverse. Anche altri fattori influiscono sul tipo di produzioni agrarie realizzate in una determinata area (ad esempio l'esposizione del terreno al sole, piovosità, umidità, temperature, direzione dei venti) e quindi per uno studio più completo sarebbe necessaria un'analisi dei dati sulle isoterme[9].

Si è ritenuto opportuno suddividere il territorio della valle in zone altimetriche per approfondire meglio i dati a disposizione e valutare eventuali differenze esistenti.

1.3.1. . Le zone agrarie del Trentino di Ruatti

Ruatti divideva il territorio trentino in tre zone agrarie in relazione alla quota: la zona viticola, la zona mista e la zona alpina e le descriveva come segue:

- La zona viticola, che raggiunge un’altitudine di 250 metri sul livello del mare, è caratterizzata dalla produzione di uva, sia in coltura specializzata sia promiscua. In questa fascia viene coltivato il gelso e, tra i cereali, predomina il granoturco; la produzione foraggiera è assai limitata e per conseguenza l'allevamento zootecnico è assai ridotto.

- La zona mista comprende i terreni dai 250 ai 500-650 metri di altitudine; in essa sono rappresentate gran parte delle coltivazioni agricole del tempo: la cerealicoltura, coltivazione di leguminose (fagioli, piselli), patate e vari ortaggi (rape, barbabietole, zucche), la praticoltura, la viticoltura, il gelso, e la frutticoltura.

L'ultima fascia, detta zona alpina, si estende da un'altitudine di 500-650 metri fino al limite dell'abitato. In essa predomina il prato e quindi la zootecnia è assai sviluppata. La silvicoltura rappresenta una parte importante del reddito degli abitanti dei paesi più elevati, mentre i seminativi vanno assottigliandosi fino a restringersi agli appezzamenti meno redditizi[10].

I dati sull’utilizzo del territorio del professor Ruatti, dati catastali, permisero una suddivisione in fasce altimetriche rispondenti al criterio dell’altitudine in modo coerente, mentre i dati dei vari censimenti sono riferiti alle proprietà di ogni paese e sono legati all’altezza del centro abitato. L’ordinamento che ne consegue risulta approssimato e poco fedele al parametro dell’altitudine. Infatti dal controllo dei confini del territorio di ogni paese si evidenzia che il territorio dei paesi della Val di Non, mediamente, si sviluppa verticalmente, dalle quote più basse a quelle più alte. In vari casi estese aree di territorio pubblico montano risultavano (e risultano ancora) di proprietà di un comune delle quote basse (Cis e Livo su Bresimo, le frazioni di Taio su Tres ad esempio). Per vicende storiche che risalgono al Medioevo i territori delle comunità autonome della Val di Non (come in altre valli alpine) sono stati suddivisi in modo equilibrato fra zona coltivabile, di bosco e di alpe. Anche le comunità di fondo valle come Cis, Livo, Taio[11], Tassullo, Nanno, Segno ed altri possedevano e possiedono una porzione di territorio pubblico posto in montagna, fino al crinale. Questa dislocazione in altezza dei territori comunali determina una scarsa corrispondenza fra l’altezza del centro abitato e quella del terreno agrario che in esso viene censito.

La Val di Non, seguendo la divisione operata dal Ruatti, si inserirebbe nelle seconde due fasce d'altezza, ma poiché la valle è ampia, riparata, con terreni in buona esposizione si è pensato di suddividere la zona mista in due parti (Bassa Valle di Non e Media Val di Non) ed elevare a 950 metri il livello di inizio della zona alpina (Alta Val di Non).

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1.3.2. - La suddivisione in tre fasce di altitudine della Val di Non

In questo studio, per delimitare le tre zone del territorio della Val di Non, si adotta il criterio dell'altitudine prendendo come riferimento l'altezza del paese capoluogo anche per le frazioni poste ad altitudini diverse dal capoluogo. Secondo questo criterio ho ricavato tre sottogruppi di paesi: fino a 750 metri, da 750 metri a 950 metri, oltre i 950 metri di quota.

Bassa Valle di Non - Questa è la prima fascia di territorio della Valle, comprende i comuni fino a 750 metri di altitudine che si collocano sulle due sponde del Noce da Sporminore a Romallo. Copre circa la superficie geografica di metà Comprensorio C6, precisamente 286,08 Kmq.

Media Val di Non - Questa è la seconda fascia della valle, comprende i comuni fra 750 e 950 metri ed è costituita da otto comuni da Vervò a Rumo, con Castelfondo, Brez, Cloz, Dambel, Coredo e Tres, si estende per 151,33 Kmq

Alta Val di Non - Questa è la terza fascia del territorio della valle, comprende Bresimo e 11 comuni a Nord Est della Val di Non oltre i 950 metri di altitudine. Si tratta di Sfruz, Smarano, Romeno, Cavareno, Don, Amblar, Sarnonico Fondo, Malosco, Ronzone e Ruffré con una superficie geografica di 159,33 Kmq, circa un quarto della valle.

Grafico 1.1.  Suddivisione della superficie del Comprensorio Val di Non C6 nelle tre zone

(elaborazione dati I.S.T.A.T., IV Censimento generale dell’agricoltura 21 ottobre 1990)

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Note:
[1] Ruatti G., L'economia agraria nel Trentino. Saggio economico e sociale, Venezia, Premiate Officine Grafiche C. Ferrari, 1924, p. 30.
[2] M. Avanzini, G Stringari, La geologia ed i terreni, in "Denominazione di Origine Protetta, mele Val di Non. Dossier tecnico ambientale", Melinda S.C.A.R.L., 2000.
[3] Pisano A., Marri R., La Val di Non, Firenze, Istituto Geografico Militare estratto da: "L'Universo", anno LVII – 1977, pp. 716-719.
[4] Anche se alcune annate contrastano questa tendenza, tuttavia il problema idrico permane in quanto la Val di Non non dispone, in media, di rilievi montuosi molto elevati e quindi la presenza e costanza di acqua (sia irrigua che per uso domestico) dipende molto dalle precipitazioni invernali, che alimentano le sorgenti, come pure dalle precipitazioni lungo tutto l'arco dell'anno. Per dare un'idea più precisa dell'andamento delle precipitazioni nella valle si riportano i dati elaborati dal Ruatti (Ruatti G., Lo sviluppo frutticolo di Cles, Tuenno, Nanno, Tassullo nella Valle di Non, Trento, Trento, Arti Grafiche Saturnia, 1932, pp. 11, 12) su una media di 25 annate (dal 1901 al 1925)
REGIME PLUVIOMETRICO DI CLES


Bisogna tenere in considerazione che, dopo la costruzione dell’invaso artificiale di S. Giustina nel 1952, la zona ha subito variazioni particolari e interessanti soprattutto per quanto riguarda proprio la piovosità e gli effetti ad essa collaterali a causa dell'evaporazione derivante dall'imponente massa d'acqua raccolta nel lago. All'azione del bacino si è aggiunta quella dei moderni impianti di irrigazione, soprattutto a pioggia, di cui si servono i frutticoltori. La sommatoria delle due cause ha determinato un notevole incremento dell'umidità atmosferica che è quasi certamente all'origine dell'aumento delle precipitazioni e del verificarsi di frequenti gelate primaverili che prima erano pressoché sconosciute o quanto meno molto rare (Pisano A., Marri R., La Val di Non, cit., p. 756).
[5] Ruatti G., L'economia agraria…, cit., p. 30; Nel distretto di Cles nel 1872 erano già stati realizzati 15 acquedotti irrigui in diverse zone della valle. (Statistica agraria 1872, Rovereto, Marinetti, 1873).
[6] "Il canale è in gran parte aperto - in muratura a secco sui fianchi e a selciato sul fondo - ed in particolare coperto mediante voltine in pietrame. Particolare difficoltà offrì l'apertura, eseguita a punta e mazzetta ed uso di polvere da mina, dei 2 km. nella roccia viva strapiombante sulla Tresénga (ampiezza sul fondo 0,90 m., profondità 1,25 m., larghezza all'orlo 1,30 m.); al canale si aggiunge il relativo sentiero (circa un metro di larghezza). In un punto, con tali mezzi primitivi, si dovette costruire una galleria di alcune decine di metri, essendo franato un tratto del canale".(Ruatti G., Lo sviluppo frutticolo di Cles, cit., p. 45).
[7] In agricoltura l'alea legata alle variazioni climatiche è un fattore di rischio molto importante in quanto da esso dipende l'intero prodotto dell’annata agricola. Ne è un esempio assai significativo l'annata 1997 nella quale la produzione frutticola della valle subì una riduzione del 39% rispetto a quella dell’anno precedente a causa di una gelata primaverile. Le temperature assai rigide avevano impedito lo sviluppo del fiore sulla pianta e quindi la formazione del frutto.

TEMPERATURE MASSIME E MINIME RILEVATE PRESSO LA STAZIONE METEOROLOGICA DI CLES NELL'ANNO 1997

(Fonte: Annuario Statistico della Provincia di Trento del 1997).

[8] Istituto Centrale di Statistica del Regno d’Italia, Catasto Agrario 1929 – VIII - Compartimento della Venezia Tridentina – Provincia di Trento, Roma, 1934, pp. 7-132.
[9] Ruatti G., L'economia agraria …, cit., p. 35.
[10] Ruatti G., L'economia agraria …, cit., p. 35.
[11] Weber M., Stenico M., Giacomoni F., Bertolini C., Taio nel XV e XVI Secolo Vita di una comunità rurale, Trento, TEMI, 1993, pp. 186-1987.