la frutticoltura nell'economia agricola
della Val di Non

Indice Premessa Capitoli: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13
Conclusione Appendici: 1 2 3 4 5 6 7 Allegati Bibliografia

Appendice 4

    CONCESSIONI di Cambio di coltura
presso l’Ispettorato forestale di Cles

Gli alti costi del terreno agricolo, che si avvicinavano ai valori del suolo da fabbrica, resero problematico l’allargamento delle superfici aziendali in maggioranza di ridotte dimensioni ed ancora più l’accorpamento per avere appezzamenti unici o almeno di grandi dimensioni. La difficoltà di acquisto di terreno agricolo a prezzi ragionevoli per le nuove aziende o per l’espansione di quelle di dimensioni troppo ridotte, determinò la messa in coltura di terreni scoscesi che, pur permettendo buona qualità, richiedono alti costi di produzione e maggiori pericoli di incidenti.

Per documentare il recupero di siti boschivi, che costellavano le posizioni meno adatte all’aratura dei tempi passati, da parte dei coltivatori frutticoli della Val di Non per l’ampliamento del terreno delle loro aziende, è utile soffermarsi sulle richieste e le concessioni di cambio di coltura da forestale ad agricolo rilasciate dall’Ispettorato forestale di Cles.

Naturalmente sono riportate soltanto quelle che accertano il cambio da coltura forestale a coltura agraria (frutticoltura), trascurando quelle da forestale ad aree per infrastrutture civili o sportive.

Tab. a.4.1.  Specchietto riassuntivo dei cambi di coltura da forestale ad agraria dopo il 1974 in Val di Non

Ispettorato forestale di Cles

 

Superficie in ettari

 

Periodo

Frutteto

Prato

Note

Dal 1974 al 1980

25,41

 

 

Dal 1981 al 1990

27,24

30,00

da bosco a prato per malga di Vervò

Dal 1991 al 2000

60,45

 

 

Totale

113,10

30,00

In totale 157,10 ettari

(fonte: Registro dei cambi di coltura dell’Ufficio dell’Ispettorato forestale di Cles)

I richiedenti sono per lo più privati per piccole superfici, seguono alcuni enti pubblici (A.S.U.C. di Vervò per il pascolo della malga nel 1983 con 30 ettari; A.S.U.C. di Priò nel 1974 con cinque ettari di terreno agricolo in località Cirò, A.S.U.C. di Segno nel 1981 con 2,95 ettari, comune di Terres nel 1994 con 3,00 ettari) e Consorzi di Miglioramento Fondiario. Le richieste di questi ultimi riguardano le lingue di bosco di consorziati ricadenti all’interno dei perimetri dei riordini fondiari intrapresi e precisamente di una decina di ettari a Priò dagli anni 1975 al 1978, di tre ettari a Mollaro in località Narcis nel 1985, di 1,43 ettari a Tres nel 1987, di 3,90 ettari a Fondo nel 1993 e di 1,38 ettari a Vervò.

Nell’ultimo decennio le concessioni hanno coinvolto una maggiore superficie e, nel complesso del periodo considerato, i cambi di coltura riguardarono 157, 10 ettari. Questi cambiamenti, che vanno ad aggiungersi a quelli determinati dalle bonifiche e trasformazione a frutteto della normale area agricola a prato o a seminativo, sono avvertibili e determinarono una profonda modifica del paesaggio. Nel passato la zona coltivabile era molto variata per un equilibrio di coltivazioni diversificate, con frutteti costituiti da annosi meli e peri di grande mole, con macchie di bosco sui pendii, lingue di incolto regno di arbusti e siepi; ora le forme del terreno coltivato sono addolcite, le zone verdi a prato sono una rarità, ed i filari di meli disposti in ordine geometrico invadono ovunque il territorio della valle fino ai 900 metri quota, in modo discreto perché si tratta per lo più di nuovi impianti su soggetti deboli di ridotte dimensioni.

Il problema della frammentazione, collegata all’agricoltura part-time come integrazione di reddito anche per i giovani, e delle difficoltà nel trovare soluzioni alternative era presente nel “Programma di Sviluppo comprensoriale” curato da Oikos[1] Un articolo del quotidiano L’Adige del 5 maggio 2001, suggerisce che in questo momento di sovrapproduzione e di difficoltà per la commercializzazione di una produzione eccedente i bisogni sarebbe opportuno che l’ente pubblico mettesse in atto disposizioni che impediscano di ridurre ancora i fianchi boscati, che frenino i frazionamenti dovuti alle disposizioni ereditarie. In questo quadro è comprensibile la decisione di alcuni imprenditori agricoli della Val di Non di trasferirsi altrove dove i costi di produzione sono di molto inferiori sia per un minor investimento iniziale necessario all’acquisto dei terreni, sia per il fatto che gli appezzamenti sono accorpati e/o di grandi dimensioni. L’alta redditività della frutticoltura, accompagnata ad una legislazione di pratico esonero dalle tasse anche per i coltivatori part-time, fece lievitare i prezzi dei terreni, agì come freno alla compravendita di campagna che permettesse un suo dimensionamento razionale e fu uno stimolo a recuperare qualsiasi terreno alla melicoltura.


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Note:
[1] Oikos Ricerche, Programma di sviluppo comprensoriale, Comprensorio della Val di Non, 1989, p. 26.